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Il partito delle libertà

LIBERAL BIMESTRALE
di Sandro Bondi
Liberal Numero 22 - Febbraio / Marzo 2004
 

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La Carta dei valori di Forza Italia presentata nell’occasione della celebrazione del decennale dimostra come Forza Italia non abbia solo colmato il vuoto dei vecchi partiti ma abbia rappresentato e rappresenti una esigenza di cambiamento e di rinnovamento della vita politica italiana. Forza Italia è un partito popolare e liberale di massa. E non lo dico io, ma gli undici milioni di elettori che hanno barrato il nostro simbolo sulle scheda elettorale, un elettore su tre. Io sono convinto che i movimenti politici abbiano tre compiti fondamentali: produrre e diffondere idee e progetti, creare il consenso popolare intorno a questi, individuare e far crescere la classe dirigente in grado di realizzarli. Tutti i grandi partiti di massa europei del Novecento, indipendentemente dalla loro matrice ideale, si sono strutturati intorno al modello leninista: un partito che era insieme avanguardia degli interessi rappresentati e dominus della politica. Era il Partito, con la P maiuscola, a decidere cosa e chi. Se questo modello può essere adatto per un sistema antidemocratico, a partito unico, come è stato il comunismo (e come erano anche nazismo e fascismo), non può funzionare affatto in democrazia.
Forza Italia invece mette al centro della sua azione il cittadino-elettore. E misura i suoi risultati sulla base del consenso elettorale. Se quest’ultimo c’è, vuol dire che il partito ha elaborato idee convincenti, le ha sapute proporre agli elettori, ha indicato candidati all’altezza del compito. Insomma il partito è solo uno strumento di servizio. Non la finalità della politica. Nell’ultimo decennio il sistema politico italiano è evoluto a una velocità che nessuno avrebbe potuto immaginare non dico qualche anno prima, ma solo qualche mese prima della decisione di Silvio Berlusconi di scendere in campo. In pochi mesi si posero le basi per una rivoluzione pacifica e democratica della politica italiana. Oggi la Casa delle libertà è un’alleanza politica unita da un programma comune, da un leader riconosciuto e, soprattutto, dal voto della maggioranza degli italiani. A livello europeo il Ppe sta compiendo un percorso simile, accogliendo nelle sue fila partiti nazionali che non provengono dalla primigenia matrice democristiana ma che sono uniti da una comune visione liberale e popolare dell’Europa: quella che mette al centro la persona (come appunto sta scritto nella nostra Carta dei valori), e le sue libere forme di espressione e aggregazione: il lavoro, la famiglia, la libera impresa. In un contesto di nascente bipolarismo/bipartitismo europeo, ragionare di unità politica e organizzativa delle forze liberali e popolari oggi alleate mi sembra necessario e utile. Lo chiedono gli elettori, che manifestano la loro avversione alla conflittualità che talvolta la Casa delle libertà vive, lo chiedono le ragioni della politica. Naturalmente un Partito delle libertà non rappresenterebbe lo snaturamento delle forze che potrebbero comporlo. Nei partiti americani, così come in quelli britannici, differenze di sensibilità, ispirazioni, origini, opzioni specifiche su questo o quel punto programmatico non costituiscono un ostacolo a stare insieme per un progetto comune. Certo, a queste processo politico deve corrispondere un processo di riforma istituzionale coerente. Per questo la Casa delle libertà punta al binomio federalismo forte-governo forte.
Quest’anno, con un importante turno amministrativo e le elezioni europee, inizia un ciclo elettorale che proseguirà nel 2005 con le elezioni regionali e si concluderà nel 2006 con le elezioni politiche. Una sequenza analoga a quella che, dal 1999 al 2001, ci portò per tappe successive dall’opposizione al governo. Allora la maggioranza ulivista perse progressivamente consenso perché si manifestarono con tutta evidenza le contraddizioni che il centrosinistra nel 1996 era riuscito a nascondere: dall’alleanza posticcia con Rifondazione alla presenza di un leader di facciata come Romano Prodi; dalla volontà degli ex-comunisti di conquistare il primato del potere attraverso i giochi di palazzo (nient’altro che questo fu il governo D’Alema), al tentativo di reggere la netta sconfitta del 1995 affidando a Giuliano Amato le redini di un governo privo ormai di qualunque sintonia con il Paese, per proporre poi alle elezioni la leadership, tutta di plastica, di Francesco Rutelli.
Oggi l’opposizione spera di far ripercorrere a noi quel cammino suicida e, contemporaneamente, cerca di raggiungere un’unità fittizia di nuovo intorno a Romano Prodi. Ma le differenze tra noi e loro sono abissali. Al di là delle fibrillazioni, il governo Berlusconi è solido perché la leadership del premier l’hanno decisa gli elettori e non i partiti e non esiste, nella Casa delle libertà, nessun Massimo D’Alema. È solido perché ha realizzato buona parte degli impegni assunti nel contratto con gli italiani e assolverà a tutti i suoi impegni entro il 2006. È solido perché, nonostante la crisi economica mondiale, ha creato qualche centinaio di migliaia di nuovi posti di lavoro, ha portato a livelli decenti il reddito di milioni di pensionati, ha ridotto le tasse per i meno abbienti, non ha messo le mani nelle tasche degli italiani. È solido perché ha conquistato rispetto e credibilità sul piano internazionale nella madre di tutte le battaglie del mondo libero, la lotta al terrorismo internazionale e le minacce alla pace, alla libertà, al nostro stesso modo di vivere che vengono dal fondamentalismo e dagli Stati canaglia. È solido infine perché, come dimostra anche la nostra Carta dei valori, le idee del mondo liberale e popolare che rappresentiamo sono di gran lunga le più sentite dal popolo italiano e sono le uniche a poter garantire una reale innovazione economica, politica e spirituale di tutta la società italiana.La Carta dei valori di Forza Italia presentata nell’occasione della celebrazione del decennale dimostra come Forza Italia non abbia solo colmato il vuoto dei vecchi partiti ma abbia rappresentato e rappresenti una esigenza di cambiamento e di rinnovamento della vita politica italiana. Forza Italia è un partito popolare e liberale di massa. E non lo dico io, ma gli undici milioni di elettori che hanno barrato il nostro simbolo sulle scheda elettorale, un elettore su tre. Io sono convinto che i movimenti politici abbiano tre compiti fondamentali: produrre e diffondere idee e progetti, creare il consenso popolare intorno a questi, individuare e far crescere la classe dirigente in grado di realizzarli. Tutti i grandi partiti di massa europei del Novecento, indipendentemente dalla loro matrice ideale, si sono strutturati intorno al modello leninista: un partito che era insieme avanguardia degli interessi rappresentati e dominus della politica. Era il Partito, con la P maiuscola, a decidere cosa e chi. Se questo modello può essere adatto per un sistema antidemocratico, a partito unico, come è stato il comunismo (e come erano anche nazismo e fascismo), non può funzionare affatto in democrazia.
Forza Italia invece mette al centro della sua azione il cittadino-elettore. E misura i suoi risultati sulla base del consenso elettorale. Se quest’ultimo c’è, vuol dire che il partito ha elaborato idee convincenti, le ha sapute proporre agli elettori, ha indicato candidati all’altezza del compito. Insomma il partito è solo uno strumento di servizio. Non la finalità della politica. Nell’ultimo decennio il sistema politico italiano è evoluto a una velocità che nessuno avrebbe potuto immaginare non dico qualche anno prima, ma solo qualche mese prima della decisione di Silvio Berlusconi di scendere in campo. In pochi mesi si posero le basi per una rivoluzione pacifica e democratica della politica italiana. Oggi la Casa delle libertà è un’alleanza politica unita da un programma comune, da un leader riconosciuto e, soprattutto, dal voto della maggioranza degli italiani. A livello europeo il Ppe sta compiendo un percorso simile, accogliendo nelle sue fila partiti nazionali che non provengono dalla primigenia matrice democristiana ma che sono uniti da una comune visione liberale e popolare dell’Europa: quella che mette al centro la persona (come appunto sta scritto nella nostra Carta dei valori), e le sue libere forme di espressione e aggregazione: il lavoro, la famiglia, la libera impresa. In un contesto di nascente bipolarismo/bipartitismo europeo, ragionare di unità politica e organizzativa delle forze liberali e popolari oggi alleate mi sembra necessario e utile. Lo chiedono gli elettori, che manifestano la loro avversione alla conflittualità che talvolta la Casa delle libertà vive, lo chiedono le ragioni della politica. Naturalmente un Partito delle libertà non rappresenterebbe lo snaturamento delle forze che potrebbero comporlo. Nei partiti americani, così come in quelli britannici, differenze di sensibilità, ispirazioni, origini, opzioni specifiche su questo o quel punto programmatico non costituiscono un ostacolo a stare insieme per un progetto comune. Certo, a queste processo politico deve corrispondere un processo di riforma istituzionale coerente. Per questo la Casa delle libertà punta al binomio federalismo forte-governo forte.
Quest’anno, con un importante turno amministrativo e le elezioni europee, inizia un ciclo elettorale che proseguirà nel 2005 con le elezioni regionali e si concluderà nel 2006 con le elezioni politiche. Una sequenza analoga a quella che, dal 1999 al 2001, ci portò per tappe successive dall’opposizione al governo. Allora la maggioranza ulivista perse progressivamente consenso perché si manifestarono con tutta evidenza le contraddizioni che il centrosinistra nel 1996 era riuscito a nascondere: dall’alleanza posticcia con Rifondazione alla presenza di un leader di facciata come Romano Prodi; dalla volontà degli ex-comunisti di conquistare il primato del potere attraverso i giochi di palazzo (nient’altro che questo fu il governo D’Alema), al tentativo di reggere la netta sconfitta del 1995 affidando a Giuliano Amato le redini di un governo privo ormai di qualunque sintonia con il Paese, per proporre poi alle elezioni la leadership, tutta di plastica, di Francesco Rutelli.
Oggi l’opposizione spera di far ripercorrere a noi quel cammino suicida e, contemporaneamente, cerca di raggiungere un’unità fittizia di nuovo intorno a Romano Prodi. Ma le differenze tra noi e loro sono abissali. Al di là delle fibrillazioni, il governo Berlusconi è solido perché la leadership del premier l’hanno decisa gli elettori e non i partiti e non esiste, nella Casa delle libertà, nessun Massimo D’Alema. È solido perché ha realizzato buona parte degli impegni assunti nel contratto con gli italiani e assolverà a tutti i suoi impegni entro il 2006. È solido perché, nonostante la crisi economica mondiale, ha creato qualche centinaio di migliaia di nuovi posti di lavoro, ha portato a livelli decenti il reddito di milioni di pensionati, ha ridotto le tasse per i meno abbienti, non ha messo le mani nelle tasche degli italiani. È solido perché ha conquistato rispetto e credibilità sul piano internazionale nella madre di tutte le battaglie del mondo libero, la lotta al terrorismo internazionale e le minacce alla pace, alla libertà, al nostro stesso modo di vivere che vengono dal fondamentalismo e dagli Stati canaglia. È solido infine perché, come dimostra anche la nostra Carta dei valori, le idee del mondo liberale e popolare che rappresentiamo sono di gran lunga le più sentite dal popolo italiano e sono le uniche a poter garantire una reale innovazione economica, politica e spirituale di tutta la società italiana.La Carta dei valori di Forza Italia presentata nell’occasione della celebrazione del decennale dimostra come Forza Italia non abbia solo colmato il vuoto dei vecchi partiti ma abbia rappresentato e rappresenti una esigenza di cambiamento e di rinnovamento della vita politica italiana. Forza Italia è un partito popolare e liberale di massa. E non lo dico io, ma gli undici milioni di elettori che hanno barrato il nostro simbolo sulle scheda elettorale, un elettore su tre. Io sono convinto che i movimenti politici abbiano tre compiti fondamentali: produrre e diffondere idee e progetti, creare il consenso popolare intorno a questi, individuare e far crescere la classe dirigente in grado di realizzarli. Tutti i grandi partiti di massa europei del Novecento, indipendentemente dalla loro matrice ideale, si sono strutturati intorno al modello leninista: un partito che era insieme avanguardia degli interessi rappresentati e dominus della politica. Era il Partito, con la P maiuscola, a decidere cosa e chi. Se questo modello può essere adatto per un sistema antidemocratico, a partito unico, come è stato il comunismo (e come erano anche nazismo e fascismo), non può funzionare affatto in democrazia.
Forza Italia invece mette al centro della sua azione il cittadino-elettore. E misura i suoi risultati sulla base del consenso elettorale. Se quest’ultimo c’è, vuol dire che il partito ha elaborato idee convincenti, le ha sapute proporre agli elettori, ha indicato candidati all’altezza del compito. Insomma il partito è solo uno strumento di servizio. Non la finalità della politica. Nell’ultimo decennio il sistema politico italiano è evoluto a una velocità che nessuno avrebbe potuto immaginare non dico qualche anno prima, ma solo qualche mese prima della decisione di Silvio Berlusconi di scendere in campo. In pochi mesi si posero le basi per una rivoluzione pacifica e democratica della politica italiana. Oggi la Casa delle libertà è un’alleanza politica unita da un programma comune, da un leader riconosciuto e, soprattutto, dal voto della maggioranza degli italiani. A livello europeo il Ppe sta compiendo un percorso simile, accogliendo nelle sue fila partiti nazionali che non provengono dalla primigenia matrice democristiana ma che sono uniti da una comune visione liberale e popolare dell’Europa: quella che mette al centro la persona (come appunto sta scritto nella nostra Carta dei valori), e le sue libere forme di espressione e aggregazione: il lavoro, la famiglia, la libera impresa. In un contesto di nascente bipolarismo/bipartitismo europeo, ragionare di unità politica e organizzativa delle forze liberali e popolari oggi alleate mi sembra necessario e utile. Lo chiedono gli elettori, che manifestano la loro avversione alla conflittualità che talvolta la Casa delle libertà vive, lo chiedono le ragioni della politica. Naturalmente un Partito delle libertà non rappresenterebbe lo snaturamento delle forze che potrebbero comporlo. Nei partiti americani, così come in quelli britannici, differenze di sensibilità, ispirazioni, origini, opzioni specifiche su questo o quel punto programmatico non costituiscono un ostacolo a stare insieme per un progetto comune. Certo, a queste processo politico deve corrispondere un processo di riforma istituzionale coerente. Per questo la Casa delle libertà punta al binomio federalismo forte-governo forte.
Quest’anno, con un importante turno amministrativo e le elezioni europee, inizia un ciclo elettorale che proseguirà nel 2005 con le elezioni regionali e si concluderà nel 2006 con le elezioni politiche. Una sequenza analoga a quella che, dal 1999 al 2001, ci portò per tappe successive dall’opposizione al governo. Allora la maggioranza ulivista perse progressivamente consenso perché si manifestarono con tutta evidenza le contraddizioni che il centrosinistra nel 1996 era riuscito a nascondere: dall’alleanza posticcia con Rifondazione alla presenza di un leader di facciata come Romano Prodi; dalla volontà degli ex-comunisti di conquistare il primato del potere attraverso i giochi di palazzo (nient’altro che questo fu il governo D’Alema), al tentativo di reggere la netta sconfitta del 1995 affidando a Giuliano Amato le redini di un governo privo ormai di qualunque sintonia con il Paese, per proporre poi alle elezioni la leadership, tutta di plastica, di Francesco Rutelli.
Oggi l’opposizione spera di far ripercorrere a noi quel cammino suicida e, contemporaneamente, cerca di raggiungere un’unità fittizia di nuovo intorno a Romano Prodi. Ma le differenze tra noi e loro sono abissali. Al di là delle fibrillazioni, il governo Berlusconi è solido perché la leadership del premier l’hanno decisa gli elettori e non i partiti e non esiste, nella Casa delle libertà, nessun Massimo D’Alema. È solido perché ha realizzato buona parte degli impegni assunti nel contratto con gli italiani e assolverà a tutti i suoi impegni entro il 2006. È solido perché, nonostante la crisi economica mondiale, ha creato qualche centinaio di migliaia di nuovi posti di lavoro, ha portato a livelli decenti il reddito di milioni di pensionati, ha ridotto le tasse per i meno abbienti, non ha messo le mani nelle tasche degli italiani. È solido perché ha conquistato rispetto e credibilità sul piano internazionale nella madre di tutte le battaglie del mondo libero, la lotta al terrorismo internazionale e le minacce alla pace, alla libertà, al nostro stesso modo di vivere che vengono dal fondamentalismo e dagli Stati canaglia. È solido infine perché, come dimostra anche la nostra Carta dei valori, le idee del mondo liberale e popolare che rappresentiamo sono di gran lunga le più sentite dal popolo italiano e sono le uniche a poter garantire una reale innovazione economica, politica e spirituale di tutta la società italiana.(Traduzione dall’inglese di Valeria Beltrani)

 

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