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Verità e libertà

LIBERAL BIMESTRALE
di José Maria Aznar
Il significato "politico" dell'incontro
tra ragione e fede

Liberal n. 40 - maggio-giugno 2007

 

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In primo luogo, desidero ringraziare la Fondazione liberal per avermi invitato a esprimermi su Sua Santità Benedetto XVI in occasione del suo ottantesimo compleanno. Ottant’anni spesi bene, senza alcun dubbio, la vita di un uomo che, dall’alto della sua esperienza, ha contribuito in virtù delle sue enormi capacità intellettuali, teologiche e letterarie, nonché della sua forza morale, a difendere le cause più giuste: la libertà, la ragione, l’importanza dei valori. In definitiva, a difendere la verità e la libertà. Lascio agli esperti la descrizione del percorso esemplare di Benedetto XVI. Numerosi sono i titoli e i dottorati in possesso del Pontefice, nonché gli incarichi che ha ricoperto nel tempo, ma personalmente vorrei rimarcare alcuni aspetti della sua vita. Aspetti rivelatori di ciò che rappresenta oggi questo Papa. Sin da ragazzo si distinse per le sue magnifiche capacità intellettuali. Già come giovane professore e consigliere del Concilio Vaticano II, Papa Ratzinger diede mostra della sua statura intellettuale. All’Università di Tubinga affrontò il giogo del marxismo cui si voleva asservire la religione. Un fenomeno strisciante non solo fra gli studenti, ma anche fra i professori, che portava alla «strumentalizzazione in nome di ideologie tiranniche, brutali e crudeli. Quell’esperienza mi fece capire chiaramente che era necessario opporsi all’oltraggio della fede, se si voleva rispettare la volontà del Concilio». 

Come Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede si attirò le critiche di tutti coloro che non capiscono che vi sono valori che devono essere tutelati. La sua strenua difesa dei principi dottrinali custoditi dalla Chiesa cattolica fece di lui il bersaglio degli amici del relativismo culturale e morale, i fautori dell’ambiguità. Tuttavia, egli si mantenne saldo nelle sue convinzioni. E difese con enorme successo ciò che fa della Chiesa quel che è: uno dei pilastri dell’identità occidentale. Ancor più feroci furono le critiche di coloro che non accettarono che il Papa non si piegasse alle istanze della «teologia della liberazione». Benedetto XVI aveva compreso con chiarezza l’ispirazione del marxismo, e ancor più in questo caso: «Ricordiamoci che l’ateismo e la negazione della persona umana, della sua libertà e dei suoi diritti, sono il fulcro della concezione marxista. Questa contiene dunque errori che minacciano direttamente le verità della fede sul destino eterno delle persone. Anzi, voler inserire nella teologia un’“analisi” i cui criteri d’interpretazione rimandano a questa concezione atea, significa rinchiudersi in rovinose contraddizioni». Perché Benedetto XVI crede nella forza dei valori. Il suo stesso nome evoca sia Benedetto XV, Papa in un’Europa tormentata dalla prima guerra mondiale, sia San Benedetto da Norcia, patrono d’Europa e del monachesimo occidentale. L’Europa è uno spazio di libertà e di razionalità, dove è possibile parlare di Dio. Qualcuno potrebbe dire che è possibile anche a Teheran o a Kartum. Sì, è vero, ma solo se si accettano le posizioni che difendono pochi integralisti. Ma non è questo ciò che difende Benedetto XVI. 

Per il Pontefice, l’Europa nasce a Gerusalemme, ma senza dimenticare Atene e Roma. Eppure, oggi quell’Europa è sconfitta, è esausta, direbbe qualcuno. Si vergogna delle proprie radici cristiane. Spesso il cristianesimo viene fatto oggetto di derisione. Si vuole imporre un laicismo radicale che neghi le origini dell’Europa. Il Papa è stato chiaro quando ha detto che «l’Europa di oggi non ama se stessa». La missione di Benedetto XVI è dunque complicata. L’Europa non può dimenticare le proprie radici cristiane. E non solo l’Europa, ma tutto l’Occidente, con le sue democrazie liberali che godono di un invidiabile livello di libertà. L’ellenismo e il cristianesimo hanno fatto dell’Occidente ciò che è oggi: uno spazio di libertà dove Fede e Ragione possono convivere in armonia, arricchendosi vicendevolmente e alimentando un dialogo fecondo. L’Europa sta dimenticando anche le sue radici umanisitiche, ci dice il Papa. Abbandona il razionalismo greco in nome di una postmodernità vaga e nebulosa. La Ragione è molto importante per il Papa. A Dio si giunge attraverso la Ragione. Dio non attenta alla Ragione ed è per questo che la sua creazione possiede una logica razionale. Benedetto XVI fa bene a ricordarci che l’uomo può conoscere Dio proprio perché Egli agisce secondo Ragione. Rientra nelle possibilità umane poter partecipare dell’opera divina. Un’idea tanto liberale, quella di usare la Ragione per raggiungere la Verità, non è estranea alla teologia del Papa. Dio è Ragione e Parola, è un logos che si compie lungo il percorso che conduce alla Verità e al Bene. Concordo con Benedetto XVI nel dire che il razionalismo empirico e scientifico di per sé, svuotato di ogni valore, è perverso. Sfocia inevitabilmente nel totalitarismo, nella peggiore delle dittature, «quella che distrugge l’anima», come ha detto Papa Giovanni Paolo II. La Ragione intesa in questo modo conduce al relativismo, al discredito di quell’umanesimo cui l’Occidente deve tanto. Invece il Papa, nel dialogo che intrattiene con il filosofo Jürgen Habermas, afferma che la Fede finisce sempre per confluire nella Ragione. Ciò ci permette di parlare di valori immutabili, valori in cui crediamo anche noi liberali: l’abilitazione di uno spazio di libertà dove le idee possano rinnovarsi, evitando la manipolazione del potere. Si tratta di un dialogo interessante. Habermas ammette l’esistenza di un rapporto assai positivo fra la Fede e la Ragione, che deriva dalla prima. Tale convinzione fa dire al filosofo tedesco che il laicismo è positivo purché sia moderato e non rinneghi le radici che rendono possibile l’uso della Ragione nella sfera pubblica. Ovvero, non si deve giudicare la storia né pretendere di cancellare ogni traccia del cristianesimo dall’Europa. Un serio avvertimento che rivolge a coloro che, esercitando il potere, credono che sia necessario spogliare la società dei suoi valori e delle sue radici identitarie.

È questo Papa che ci mette in guardia contro i pericoli della Ragione priva di valori e della Fede irrazionale. Entrambe rappresentano una grave minaccia per la libertà. Perché non dobbiamo dimenticare che Benedetto XVI è il successore di Giovanni Paolo II, un Papa della libertà. Un Papa che si oppose al comunismo e a ogni forma di totalitarismo. Fedele ai principi e ai valori sui quali si fondava la sua vita, svolse un ruolo innegabile nella disgregazione di quell’orrore che fu l’Unione Sovietica. E il suo successore non è soltanto un amico della libertà. È un difensore convinto della dignità dell’uomo dinnanzi all’oppressione. Il cristianesimo è l’affermazione dell’uomo. La sua libertà si fonda sulla natura razionale della Creazione. Comprendo molto bene la delicata posizione di Sua Santità. Non è soltanto un intellettuale, egli è il Papa, la Pietra su cui è edificata la Chiesa. Da lui dipendeno milioni di persone nel mondo. A lui guardano le moltitudini di oppressi alla ricerca di quella libertà di cui il cristianesimo e l’Occidente sono i paladini. Benedetto XVI ha un impegno nei confronti della libertà. Crede che vi siano dei valori che vale la pena difendere. Difende le giuste cause al di sopra del comodo relativismo morale che caratterizza il nostro tempo. È una luce chiara in un’epoca di tenebre e di ambiguità. Per molti può essere scomodo. Ma per altri, i veri amici della libertà, coloro che sognano un mondo migliore, indipendentemente dalla propria fede religiosa o dalla propria spiritualità, è un valido alleato nella difesa di valori quali il Bene e la ricerca sincera della Verità.

(Traduzione di Francesca Saltarelli)
 

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