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Spagna, non scappare

LIBERAL FONDAZIONE
di Federico Trillo-Figueroa
liberal n°23 - Aprile/Maggio 2004

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cop23Le elezioni spagnole si sono svolte in un clima di grande commozione in conseguenza del terribile attentato terroristico che ha avuto luogo a Madrid l’11 marzo scorso, solo tre giorni prima del voto. Ne è prova il fatto che i sondaggi elettorali precedenti l’attentato indicavano una vittoria del Pp, che in tutti si trovava al limite della maggioranza assoluta. Il governo ha sostenuto inizialmente, come indicavano i servizi di intelligence e le forze di polizia, che l’attentato era opera dell’Eta, ma nel pomeriggio dello stesso 11 marzo riconobbe, essendo state scoperte nuove piste, di aver aperto un’altra linea investigativa che puntava al terrorismo islamico come autore dell’attentato. Di fatto, il governo continuò a informare la popolazione di ogni novità in relazione all’attentato, come dimostrano gli arresti di tre marocchini e due indiani sabato 13 e la rivelazione di nuove prove domenica 14. L’opposizione ha orchestrato una dura campagna cotro il governo, accusandolo di aver mentito alla popolazione e di aver insistito nell’ipotesi della responsabilità dell’Eta, sottovalutando la pista islamica. Secondo l’opposizione, il governo avrebbe ottenuto vantaggi elettorali se la responsabilità dell’attentato fosse ricaduta sulla banda terroristica Eta, così i cittadini avrebbero appoggiato la politica antiterroristica del governo. Altri settori sociali - specialmente quelli legati alla sinistra più radicale - ricordarono che a suo tempo avevano avvertito dei rischi che derivavano dall’attiva partecipazione della Spagna nel conflitto iracheno, e accusarono senza titubanze il governo di essere responsabile degli attentati di Madrid per la sua «nefasta politica nella crisi irachena». Nella giornata di riflessione si ebbero comportamenti antidemocratici da parte di alcuni gruppi critici della politica governativa, che giunsero a convocare manifestazioni contro la guerra in Iraq e contro il Pp davanti alle sue sedi, nonché a insultarne i militanti e i membri del governo, persino nel giorno del voto. Il governo non ha mai mentito; ha insistito sì nelle prime ore - per il fatto che tutti gli indizi conducevano a quella conclusione - sull’ipotesi della responsabilità dell’Eta. Non dimentichiamoci che la banda dell’Eta aveva tentato, ameno in due occasioni, di realizzare qualcosa di simile nei mesi precedenti. Da parte sua, il Partito socialista ha mobilitato molti dei suoi simpatizzanti che avevano smesso di votare in consultazioni precedenti (hanno votato un milione e 600 mila persone che si erano astenute nel 2000), così come buona parte della gioventù che votava per la prima volta (530 mila giovani nuovi elettori gli hanno dato il loro appoggio in queste elezioni). Ha anche chiesto agli elettori della coalizione di sinistra Iu di votare il Psoe senza sprecare il loro voto in una forza minoritaria. Tutto questo spiega perché il Psoe ha superato il Pp di un milione e 300 mila voti. La reazione del Pp è stata esemplare. Ha rispettato la volontà popolare e ha respinto con forza le calunnie che parlavano di «menzogne di Stato» e di «castigo al governo» a causa della sua politica di manipolazione informativa. Di recente, ha declassificato vari documenti del Cni che provano come i servizi di intelligence pensassero nei giorni 11 e 12 che l’Eta fosse il principale indiziato del massacro. Di fatto, era ciò che la maggioranza della società riteneva. Il presidente eletto, Rodriguez Zapatero, ha evidenziato nel suo primo discorso la stessa notte elettorale che la sua priorità politica sarebbe stata la lotta antiterroristica. Spero e auspico che rispetti il suo intento, perché senza dubbio la società spagnola, come il resto delle società democratiche, ha un formidabile avversario nel terrorismo, che insegue la nostra sconfitta e la nostra sottomissione. Il signor Zapatero ha anche detto che ritirerà le truppe spagnole dall’Iraq se entro il 30 giugno l’Onu non assumerà un ruolo decisivo nella soluzione del conflitto. Spero e auspico che lo scenario della ritirata delle nostre truppe non si realizzi e che l’Onu adotti nuove risoluzioni che portino a un suo maggiore coinvolgimento nell’attuale crisi irachena. Personalmente, ritengo che il compito della ricostruzione e della pacificazione dell’Iraq richieda lo sforzo e l’impegno di tutte le nazioni libere e di tutti i membri di buona volontà della Comunità internazionale delle nazioni. Non possiamo abbandonare la popolazione irachena al suo destino, piuttosto dobbiamo aumentare i nostri sforzi per dare pace e stabilità all’Iraq. È evidente altresì che dobbiamo compiere uno sforzo per ricostruire l’unità d’azione tra le nazioni libere dell’Occidente. Dal 1989, quando cadde il Muro di Berlino, fino alla recente crisi dell’Iraq, l’Occidente aveva sempre agito in maniera unitaria nella soluzione delle grandi crisi internazionali. L’attuale divisione sul conflitto in Iraq non fa che dar spazio ai nemici della libertà e della democrazia e al contempo indebolisce la capacità della comunità internazionale di influire sulla soluzione della crisi. Il Partito socialista insiste sul fatto che il suo impegno a ritirare le truppe spagnole dall’Iraq è precedente agli attentati dell’11 marzo. Proprio per questo e tenendo conto del fatto che il terrorismo di matrice islamica si profila come un vero incubo di fronte al prossimo futuro, sarebbe opportuno agire con cautela e non dare nemmeno la minima base a questo terrorismo. Non è opportuno prendere decisioni precipitose, che è esattamente ciò che vogliono i terroristi. Inoltre, non dobbiamo dimenticare che il terrorismo islamico non solo pretende di indebolire la coalizione di nazioni che attualmente sono impegnate nel conflitto iracheno, ma come ho prima evidenziato mira a distruggere le società occidentali libere. Si sbaglia chi ritenga che ritirando le truppe dall’Iraq ci libereremo della minaccia terroristica. 
(Traduzione dallo spagnolo di Mario Rimini)
 

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