
Attenzione, questa non è una rubrica enogastronomica ma un saggio di antropologia culturale, un assaggio di socio politica esistenziale, un sondaggio pre-elettorale. L’itaglia è tragicamente spaccata in due, da sempre, agitata da sentimenti contrastanti, gli uni contro gli altri armati: il nord o il sud, polentoni o terroni, alluvioni al settentrione o siccità nel meridione, aficionados del Corsera o di Repubblica, buoni o cattivi, risottari o pastasciuttari, romanisti o laziali, laicisti o papisti, guelfi o ghibellini, e i guelfi a loro volta sub frazionati in guelfi bianchi o guelfi neri senza soluzione di continuità nella riproduzione della faziosità. Perfino una tranquilla strada laterale può rivelarsi generatrice di divisioni. Via Cavallini a Roma. Riva destra e riva sinistra (seguendo la corrente del parallelo lungotevere). Sulla rive gauche, al numero 23, c’è La Piccola Irpinia eletta a seconda casa da Giano Accame che appartiene alla cosiddetta destra sociale, anzi ne è il padre nobile. Sulla rive droite, al 14, c’è La Berninetta prediletta da Barbara Palombelli (lo ha ribadito su Sette) e il suo due-volte-marito Francesco Rutelli. L’Irpinia offre paste caserecce (fusilli, orecchiette, cavatelli) alla sorrentina, coi broccoli, coi funghi porcini (secondo stagione), nonché linguine all’astice, bufale strepitose, pesce sempre fresco (arrosto o alla griglia). Alla Berninetta viceversa imperversa il fritto misto vegetale accompagnato da filetti di baccalà, mozzarelle in carrozza, pizze, calzoni, crostini, primi tradizionali tipo spaghetti alla matriciana, baccalà alla livornese, e qualche concessione alla moda inflazionata come sformato di patate al tartufo bianco, tagliata di manzo con pepe rosa e lardo di Colonnata. Stando alle dichiarazioni che ci ha rilasciato in esclusiva il dottor Accame, La Piccola Irpinia sarebbe da ascriversi alla sfera d’influenza e di frequenza di quel variegato mondo che si suole definire nazional popolare, mentre alla Berninetta bazzica la media borghesia romana. Per cui le due clientele si guardano in cagnesco, con sussiego, con stampato nel petto il ferreo motto del «non mi piego».
Non mi siedo. Insomma si snobbano reciprocamente non invadendo mai il terreno alieno. Si racconta addirittura di famiglie dilacerate, con moglie e marito separati a tavola.
Ma noi ci abbiamo provato, abbiamo passato il segno, l’auto confino, il lauto gradino. E dopo tanto ardire, andivenire, voltagabbaneggiare e cerchiobotticellare, ci è sorto spontaneo un atroce dubbio, non è che Rutelli, leader della Margherita, si sia rotto di offrire la sua «pizza margherita» a Romano Prodi e voglia barattare la volgare pluripartita «quattro stagioni» con una più appetitosa «pizza primo della lizza»? Non è che aspira a una nuova coalizione «capricciosa» che non lo costringa più a invitare tizio e caio a colazione? Non è che alla prossima votazione vuole presentarsi come capofamiglia, reggibastone, come l’unico che in questa casa ha il diritto di portare il calzone? Non è che, mentre lui si concede l’ennesimo crostino a burro e alici spera che l’elettorato si accontenti di pane e rutella?
Alle segreterie l’ardua risposta. Il poto è segreto. Ma si beve meglio alla Piccola Irpinia.
La Piccola Irpinia, via Cavallini 23, Roma, 06-3204508
La Berninetta, via Cavallini 14, Roma, 06-3204405