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Aalto e gli oggetti Un successo involontario

LIBERAL BIMESTRALE
di Marina Pinzuti Ansolini
Liberal n. 27 - Dicembre 2004-Gennaio 2005

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cop27Il secolo Diciannovesimo ha fatto appena in tempo, solo due anni prima di finire, a dare i natali a colui il quale, attraversando, con la sua arte, molta parte del Ventesimo, sarebbe diventato un grande maestro dell’architettura moderna. Dal 1998, centenario della nascita del finlandese Alvar Aalto, è stato dato il via a una lunga serie di mostre e di pubblicazioni sulla sua attività, la cui fama è sempre stata legata principalmente all’architettura. Quattro insigni studiosi finlandesi, con la collaborazione della Fondazione e del Museo Alvar Aalto, hanno ora scelto di richiamare l’attenzione su un altro tema, con un bel volume edito da Electa: Alvar Aalto e gli oggetti. «…Per me sono i rami dello stesso albero, il cui tronco è l’architettura». Così pensati in relazione a un preciso contesto architettonico, che lui stesso, per questa ragione, faticava a considerarli «design»; il loro successo lo ha contraddetto a volte in misura clamorosa. Estrapolati dall’edificio per il quale erano stati progettati, sedie, sgabelli, lampade, maniglie e tessuti, sono stati collocati negli ambienti più diversi, anche agli estremi opposti della scala sociale, senza mai essere fuori luogo, senza mai creare alcun disagio estetico. Per usare un’espressione decisamente popolare ma efficace: «dove li metti, stanno». Negli anni Venti in Finlandia, il design nasceva per lo più dalla committenza borghese di case private. Gusto predominante il «classico», a volte tradotto in stile barocco e rinascimentale. L’evento che doveva scuotere questa stasi della cultura estetica arriverà da un concorso, dal titolo originario «Arredi per le case dei lavoratori», promosso da una società finlandese nel 1925 e indotto dalla pubblicazione, alcuni anni prima, di Più oggetti belli per l’uso quotidiano. Il suo autore, lo svedese Gregor Paulsson, invitava gli esperti a tenere maggiormente in considerazione le case e le tasche della fascia sociale dei lavoratori. Finalmente pane per i denti del giovane architetto e della sua altrettanto giovane sposa, Aino, che sarà, per tutta la vita, sua validissima collaboratrice. Dalla fine degli anni Venti la coppia partecipa incessantemente a concorsi, progetti ed esposizioni, cominciando a divulgare idee e oggetti estremamente innovativi. Nel 1930, a Helsinki, i coniugi Aalto presentano un prototipo di alloggio minimo per una famiglia di quattro-cinque persone, studiato in tutti i dettagli. Nel soggiorno ecco riapparire la sedia di compensato a sbalzo già vista in altri concorsi; sparite le tradizionali gambe di legno, sono sostituite da una struttura di metallo tubolare. Il suo ingresso ufficiale nella storia del design è ormai consacrato. Nel 1933 viene inaugurato il sanatorio per i malati di tubercolosi di Paimio, Sud-ovest della Finlandia. Il progetto di Aalto prevede sia il contenitore sia tutto ciò in esso contenuto. Il sanatorio diventa una grande mostra permanente di architettura e design. A Londra, nello stesso anno, nel magazzino Fortnum and Mason, i mobili di Paimio suscitano grande entusiasmo e sono già prodotti in più varianti. 
Nella stessa occasione farà la sua prima apparizione una piccola icona del design moderno: lo sgabello in massello di betulla con tre gambe in legno curvato. Il successo è semplicemente clamoroso. Nel 1935 viene fondata a Helsinki la società Artek con lo scopo di rielaborare, produrre e commercializzare i mobili del maestro, sotto l’abile direzione di Aino, seguita, alla sua morte, nel 1949, da quella di Maija Heiknheimo. L’esistenza di Artek con la sua incessante attività sempre legata a quella di Aalto, ha permesso che la sua opera e la sua filosofia continuassero a vivere anche dopo la sua morte, nel 1976. Fortunatamente ancora oggi siamo in molti a poter godere nel disporre dei fiori in quel magnifico vaso Savoy dalla forma sinuosa che vinse il concorso delle vetrerie Karhula, nell’ormai lontano 1936. 

Aa. Vv., Alvar Aalto e gli oggetti, Electa, 256 pagine, 48 euro

Marina Pinzuti Ansolini

 

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