
Con le recenti scomparse di Berio, Donatoni e Petrassi, i valori della musica italiana del Novecento, riconosciuti internazionalmente, sono venuti ulteriormente ad affievolirsi. E il secolo che aveva avuto splendidi inizi con Busoni, Casella, Ghedini, Malipiero, pare conclusosi in un tramonto coperto di fosche nubi. Tra tutti il più dimenticato risulta senza dubbio Luigi Dallapiccola. A tale compositore - di assoluto magistero musicale - nonostante i successi internazionali e le onorificenze tributategli in vita non è stato concesso, dopo la morte avvenuta nel 1975, il dovuto risalto: rare le esecuzioni nei pubblici concerti e anche, a livello di studio, scarsi i saggi e le biografie. Fortunatamente la casa Chandos ha pubblicato un cd con le opere per orchestra più significative di Dallapiccola, dirette dall’ottimo Gianandrea Noseda con la strabiliante orchestra Bbc Philharmonic e la collaborazione dell’eccellente violinista James Ehnes per la celebre Tartiniana.
Fortissimamente legato alle composizioni con presenza vocale e autore di magnifiche opere teatrali, di cui l’Ulisse e Il Prigioniero rimangono i capolavori assoluti, Dallapiccola ha anche creato, come dimostra questo cd, fascinosi lavori sinfonici, di respiro autenticamente originale e soprattutto ben strutturati in composizioni rigorose. Dalle rigide regole del fiamminghismo, fino all’innamoramento della tecnica dodecafonica, assorbita in modo del tutto personale, dopo un primo scioccante scontro per l’ascolto (nel concerto dato a Firenze nel 1924, diretto dallo stesso Schönberg), del Pierrot lunaire, fino al definitivo incontro con Webern nel 1942: anno che coincide con l’adozione definitiva del nuovo metodo seriale (a partire dalle Liriche Greche) della Seconda Scuola di Vienna. Una necessità morale e storica l’adozione operata da Dallapiccola, non certo per moda o ammodernamento; piuttosto modello di disciplina intellettuale e riaffermazione dell’individualità creatrice contro il consumismo di una civiltà massificata.
Fiducia totale nel potere purificante della regola sulla stessa fantasia poetica. Se, nel senso di Adorno, per la musica italiana, Dallapiccola e Petrassi hanno vagamente rappresentato gli Schönberg e Stravinskij del progresso e della reazione secondo la Filosofia della Nuova Musica, l’uno dodecafonico e l’altro neoclassico/ costruttivista, è un fatto assolutamente casuale, perfino improprio, e nemmeno motivato da prese di posizione estetiche dichiarate.
Nel disco che si presenta - composto da Due Pezzi del 1947; Variazioni del ’54 (versione orchestrale del Quaderno di Annalibera, sua figlia); Piccola Musica Notturna, pure del ’54; Frammenti Sinfonici dal balletto Marsia del 1943 e Tartiniana del 1951 - si avrà la netta sensazione di una musica robusta e aspra, eppure melodica e liricamente distesa, «dolcissima e siderea» come ha scritto Gentilucci. Più che un progresso, piuttosto si può parlare di un nuovo modo di difendere il patrimonio musicale europeo e soprattutto italiano a rischio qualità, dalla straripante perdita di mestiere dei nuovi compositori: un progresso per la conservazione?
Dallapiccola, Bbc Philharmonic diretta da Gianandrea Noseda, Chandos, 19 euro