archivio_libri

 


vai

 

 

 Archivio libri


terzopolo

 

 


 Todi

maggio_home_page

vai

 

 

 Venezia

novembre_home_page
Colloqui di Venezia 2008

vai

 

 

 

 

vai

foto1

foto1

Read More

foto2

foto2

Read More

foto3

foto3

Read More

foto4

foto4

Read More

foto5

foto5

Read More

foto6

foto6

Read More

foto7

foto7

Read More

foto8

foto8

Read More

Domenico Rea, Ottieri e un Pavese a quattro mani

LIBERAL BIMESTRALE
di Leone Piccioni
Liberal n. 27 - Dicembre 2004-Gennaio 2005

Torna al sommario
cop27Sono uscite negli ultimi tempi importanti ristampe anche se piuttosto ravvicinate alla prima data di uscita. Ecco Spaccanapoli (Editore Bompiani) di Domenico Rea. Rea ha vissuto tra il 1921 e il 1994 prevalentemente a Napoli. Di famiglia povera, mise presto in luce la sua straordinaria vena di narratore che poteva sì appartenere alla scuola del neorealismo ma di un realismo fatto a sua immagine e somiglianza.
Scrive Spaccanapoli nel ’47 a soli 26 anni, e già nel 1950 con Gesù fate luce (bellissimo libro) vince il premio Viareggio. L’introduzione è di Silvio Perrella e ne traggo una citazione che viene da Pomilio: «Nessuno quanto Rea seppe approfittare delle libertà dell’immediato dopoguerra, quando, con una cultura che pareva rasa al suolo, sembrò interrotto il filo stesso del tradizionale discorso letterario e la narrativa diventò una specie di zona franca e campo aperto a tutte le sperimentazioni». Da Spaccanapoli si indicano specialmente racconti come La figlia di Casimiro Clarus, L’americano, Mazza e panelle. Emilio Cecchi definì questi racconti «al lampo di magnesio». L’anno prima della sua morte, nel ’93, Rea pubblicò forse il suo libro più bello Ninfa plebea e vinse con molta facilità il premio Strega di quell’anno. Ninfa plebea è un vero capolavoro.

Ottiero Ottieri (1924-2002) stampò nel ’59 Donnarumma all’assalto riproposto ora, nel 2004, da Garzanti. Un libro che fu come un caposaldo nella nuova tematica che si inseriva nella narrativa, quella del rapporto della letteratura con la tecnica e le avanzate scoperte. Ottieri era un consulente della Olivetti e vide negli anni Cinquanta la tendenza industriale di inserirsi anche nel progetto di rivalutazione del Mezzogiorno. La Olivetti, appunto, aprì una sua fabbrica nel Sud. Occorreva dotarsi di un personale qualificato, con molte difficoltà per la scarsa preparazione di allora degli operai meridionali. Il protagonista di Donnarumma (lui stesso) fu incaricato di occuparsi della selezione del personale per una valutazione psico-tecnica. Fu un giudice fortemente combattuto tra la necessaria severità e la malcelata commozione che gli ispiravano molti concorrenti: uomini disperati di non avere un posto di lavoro per poter assicurare la vita a se stessi e alla famiglia. Eppure tante di queste persone dovettero essere bocciate. Una bella prefazione per il libro di Ottieri è stata scritta da Giuseppe Montesano.

Tra le carte di Cesare Pavese (1908-1950) fu trovato dopo la sua morte il manoscritto di un romanzo non finito - dal titolo Fuoco grande - scritto a quattro mani con Bianca Garufi (1918), una psicoanalista di scuola junghiana autrice anche di due romanzi Il fossile del ’62 (Einaudi) e Rosa cardinale del ’68 (Longanesi). Il libro, composto nel ’46 e pubblicato da Einaudi nel ’59, vede ora la ristampa, sempre edito da Einaudi. A Bianca Garufi Pavese scrisse alcune lettere e le dedicò i Dialoghi con Leucò del ’47. 
Di Fuoco grande però non sono rimaste che una settantina di pagine, con due personaggi principali: Silvia e Giuseppe che sono descritti in capitoli alterni, ora scritti da Pavese, ora scritti dalla Garufi. 
Per Pavese questo non fu un libro importante anche se non mancano cenni autobiografici, ma questa prova ha suscitato molta curiosità e interesse. 
 

web agency Done Communication