
Una «storia culturale» è un’altra storia. Non è storicistica, non è critica. Forse un po’ politica; ma nel senso, appunto, culturale del termine. L’idea di Franco La Polla di trattare da questa angolazione prospettica il cinema americano è stata geniale fin dalla sua prima concretizzazione editoriale, nel 1987, quando questo libro, nella sua stesura primigenia, vide la luce e rapidamente si affermò come un autentico «classico» di genere. Oggi arriva finalmente la nuova versione del volume, totalmente rivista, aggiornata e arricchita di nuovi capitoli, evidentemente riferiti ai 27 anni nel frattempo trascorsi, che per un’arte giovane come il cinema sono quasi una vita. Il cinema perciò. Quello americano. Il più visto al mondo. Invidiato, ammirato, insultato. Eppure il cinema par exellence. Sul quale questo libro, editato in termini di robusta eleganza (in copertina una scena da La finestra sul cortile immersa simbolicamente in colori digital-onirici), viaggia in consapevole equilibrio fra narrazione distesa e riflessione profonda. Il concetto che lo ispira è lo stretto rapporto che lega gli americani - intesi come «popolo» degli Stati Uniti - a una produzione cinematografica incaricata, per così dire, di interpretare, gestire e rappresentare tutti i loro sogni, se si vuole i loro incubi, il loro modo di essere e di esistere. Uno specchio. E una sorta di medium, capace di far parlare i fantasmi. Di qui, il metodo utilizzato dall’autore: che parte dall’analisi dei film e dei generi di appartenenza - collegandoli, naturalmente, anche a cineasti e ad attori - per realizzarvi attorno una fitta rete di connessioni e rimandi rispetto a trame sociali, storiche, politiche. Dimostrando, di fatto, la non-casualità di un cinema superficialmente considerato commerciale ma di fatto accompagnato, spesso sollecitato, nel suo sviluppo dalla realtà del Paese.
Il libro, dopo un bel prologo sulla transizione dal muto al sonoro, si sviluppa in larghi capitoli-decennio coprendo, a partire dagli anni Trenta, tutto il Novecento. Film-chiave, film-simbolo, film-epoca: tanti riferimenti, naturalmente impossibili da citare, riportati in un puntiglioso indice di nomi e opere che aggiunge, al volume, il pregio della consultazione a quelli già acquisiti e non proprio scontati della lettura piacevole e dell’approfondimento critico. Tre dimensioni, per così dire, per uno studio da considerarsi prezioso e unico. Cui l’ultimo capitolo, dedicato alla Hollywood fine secolo con un saggio di Michele Fadda, dà un’impronta illuminante. Dimostrando che, a partire dalla metà degli anni Settanta segnati dall’uscita di Guerre stellari, lo schermo americano ha davvero voltato pagina affidandosi all’accanita, progressiva e per molti versi inarrestabile pressione della tematica e dello specifico «fantastico». Insieme, una deriva e un presupposto di ulteriori modificazioni. «È proprio l’importanza assunta dalla dimensione fantastica - scrive Fadda - a segnalarci la possibilità di una più ampia mutazione in atto, insieme linguistica, produttiva e tecnologica, capace di portare direttamente a compimento ciò che può apparire da un lato come il migliore dei sogni possibili, dall’altro come il peggior incubo covato da Hollywood nel corso della sua storia».
Franco La Polla, Sogno e realtà americana - Nel cinema di Hollywood, Editrice il Castoro, 405 pagine, 35 euro