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Viaggio picaresco sulle tracce di Valentino

LIBERAL BIMESTRALE
di Maria Pia Ammirati
Liberal n. 27 - Dicembre 2004-Gennaio 2005

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cop27Per ammissione stessa dell’autore, il romanzo di cui parliamo oggi elegge a maestri «due icone dell’eccesso»: Alberto Arbasino e il primo Aldo Busi tralasciando di citare invece, secondo noi, molti piccoli e grandi maestri della narrativa americana dell’ultimo trentennio tra cui svetta D. Foster Wallace. Stiamo parlando del romanzo Occidente per principianti, secondo libro di Nicola Lagioia. La densità di citazioni messe in campo sono un buon viatico per capire a quale eccesso il libro sarebbe debitore. Eccesso, naturalmente usato in termini positivi, per descrivere una narrativa piena e densa sia nel linguaggio, sia nella trama, il cui plot lievita e si arricchisce di continuo di storie collaterali, di digressioni non direttamente pertinenti al racconto, di flashback ed ellissi. Insomma siamo di fronte a una tecnica narrativa che fa perno sul pastiche, sia a livello di forma, che di storia per dar conto di una realtà quanto mai disordinata e caotica, prendendo così a prestito ciò che pensava Gadda: non è la mia scrittura barocca, ma il mondo. 
Occidente per principianti non è un romanzo che analizza o va alla scoperta del mondo, non è nemmeno un romanzo di formazione (benché il protagonista sia costretto a superare molte prove e a crescere di fronte agli eventi), è un romanzo che è stato definito generazionale perché parla e si muove attraverso tic, abitudini e manie di una generazione, quella che appartiene al giovane autore. Ma è anche un romanzo che mette a nudo la fragilità dei giovani e della società che vivono. La fragilità del mondo occidentale abbandonato alla sua deriva e alla sua fluida consistenza. «Occidentale» e «principiante» sono due termini utili a voler tracciare rapidamente la trama. Si tratta infatti di seguire le mosse di un giovane principiante (e dei suoi amici), un giornalista fantasma (ghost writer) di un grande quotidiano nazionale, uno spiantato che scrive le sue duecento cartelle mensili (firmate da altri) per sfangare cinema, l’affitto, le sigarette. È l’estate del 2001, un anno che diventerà per tutto il mondo occidentale un annus horribilis, il giovane (l’anagrafia del protagonista è più volte ricordata) sta sudando sulla tastiera del computer nel suo scantinato di Roma per chiudere un articolo difficile. È in preda alle sue elucubrazioni di intellettuale mancato quando viene raggiunto da una telefonata del suo datore di lavoro, una giornalista di costume che si è rifugiata a Miami e che paga le prestazioni inviate via Internet. La giornalista è ansiosa e agitata, questa volta non si tratta di un semplice articolo di documentazione, questa è la volta di uno scoop, una notizia che nel mondo dello spettacolo, o meglio dello show biz, farà clamore: Rodolfo Valentino ha avuto un’amante italiana probabilmente ancora viva, bisogna mettersi sulle tracce della donna, cercarla e intervistarla prima che lo faccia un altro giornale. Così inizia l’avventura del ghost writer, una corsa per l’Italia da Nord a Sud rincorrendo una balla, una bufala, un finto scoop che sarà realizzato dal giornale concorrente. Un viaggio picaresco accompagnato da due stralunati sodali, un regista megalomane, una ragazza in cerca di avventure. Nell’ansia del protagonista di darsi delle certezze, si intravede il desiderio del riscatto da un mondo all’apparenza stereotipato e ovvio, ma oramai sull’orlo del collasso. Con l’11 settembre come macabro epilogo. 

Nicola Lagioia, Occidente per principianti, Einaudi, 297 pagine, 17 euro
 

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