
Occorre tornare a riflettere sulle «masse amorfe». L’osservazione della politica contemporanea, infatti, nell’Europa socialdemocratica di oggi, ci mostra che non è affatto necessario un regime dichiaratamente «totalitario» per produrle, e che esse tendono a svilupparsi anche in democrazia, minandone profondamente sia la funzionalità, che il significato. Per questo è particolarmente apprezzabile l’iniziativa dell’editore Bruno Mondadori di riproporre il libro che è stato l’apripista delle riflessioni in materia: Lo Stato delle masse, pubblicato per la prima volta a New York nel 1940, un anno dopo la morte improvvisa del suo autore Emil Lederer. Il libro riflette le conoscenze e le esperienze accumulate da Lederer sullo Stato totalitario nella sua vita di studioso delle classi sociali, di economista, di militante dei sindacati nella Repubblica di Weimar, e di esule in fuga dal nazismo, accolto presso la New School for Social Research di New York. Lederer definisce lo Stato totalitario come un sistema politico della modernità, la cui novità deriva dall’avere deliberatamente distrutto, per la prima volta nella storia, la struttura sociale precedente, basata sull’esistenza delle classi e dei gruppi sociali, sostituendola con lo «Stato delle masse», in pratica con un regime basato sulla creazione e l’esistenza di masse amorfe. Hannah Arendt utilizzerà anni dopo, nel suo Le origini del totalitarismo, molte delle sue argomentazioni, senza attribuirgliele.
Nello Stato delle masse si incontrano l’analisi sociologica europea e la «scienza della politica» americana, diventata poi preziosa proprio per i suoi studi sul totalitarismo e le disfunzioni delle democrazie. L’interesse dello Stato delle masse però non riguarda solo la storia della cultura politica bensì, a mio avviso, l’attualità. È facile, infatti, riconoscere oggi, in molte delle tendenze della società e della politica europea, fenomeni analoghi a quelli descritti in questo libro, che accompagnarono l’instaurazione dei totalitarismi nell’Europa socialdemocratica del Novecento. La distruzione di quell’istituzione sociale rappresentata dalla famiglia, il deperimento della maggior parte delle aggregazioni sociali di tipo culturale e religioso, e il contemporaneo attacco al sistema di valori e credenze di cui queste diverse forme sociali sono portatrici, sono visibili anche oggi. È meno visibile quali élites politiche ne siano all’origine, al punto da poter dubitare che esistano, per lo meno come forze coerenti e organizzate, ben identificabili, al contrario, all’inizio dei totalitarismi novecenteschi. È invece evidente il ruolo che in questo attuale processo di «amorfizzazione» delle masse svolge il sistema delle comunicazioni, che tende appunto a «toglier forma», a smussare i contenuti politico-culturali più definiti presenti nella società, a favore di comunicazioni più rapidamente digeribili, che sembrano a volte la versione consumista tardomoderna dei prodotti volkisch che accompagnarono l’avvento di Hitler.
In ogni caso, sono evidenti anche oggi i macrofenomeni segnalati da Lederer: l’apparizione, e la rapida estensione, delle «masse amorfe», accompagnata dalla contemporanea distruzione delle forme di aggregazione sociale (che si disgregano senza lasciar spazio a nulla di significativo che le sostituisca, come sta avvenendo nel caso della famiglia). Per queste ragioni questo libro, e i temi da esso presentati, vanno ripresi in mano. Trattasi di stringente attualità.
Emil Lederer, Lo Stato delle masse: la minaccia della società senza classi, Bruno Mondadori editore, 20 euro