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Da Kant, a Hegel, a Rawls... A lezione di filosofia morale

LIBERAL BIMESTRALE
di Emanuele Severino
Liberal n. 27 - Dicembre 2004-Gennaio 2005

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cop27John Rawls - uno dei maggiori filosofi della politica del Ventesimo secolo - è molto conosciuto in Italia per le meritorie iniziative di alcuni studiosi come Salvatore Veca, Sebastiano Maffettone e altri. Nel 1982 Feltrinelli aveva pubblicato Una teoria della giustizia, l’opera maggiore di Rawls, e ora è ancora Feltrinelli a pubblicare le sue Lezioni di storia della filosofia morale, apparse negli Stati Uniti nel 2000. Sono una gradita sorpresa soprattutto per l’ampia e approfondita attenzione che dedicano a grandi figure della filosofia moderna come Leibniz, Hume, Hegel e in particolare Kant. Un riconoscimento dell’importanza della filosofia, osserva giustamente Veca nella «Nota all’edizione italiana», «non abituale nella tradizione che per mera convenzione possiamo chiamare analitica, entro cui la ricerca e l’insegnamento di Rawls si situano». Lo stesso Rawls riconosce «le radici kantiane di Una teoria della giustizia»; ma queste lezioni si spingono sino ad affermare che lo stesso Hegel è «un liberale riformista moderatamente progressista», che si muove lungo quella linea del «liberalismo della libertà» che da Kant (senza escludere J.S. Mill) giunge a Una teoria della giustizia.
Rawls può sostenerlo, perché è convinto che «buona parte della filosofia morale e politica di Hegel possa reggersi da sola», cioè indipendentemente dal suo fondamento metafisico-speculativo. E, certo, qui c’è molto da discutere, anche perché è poi lo stesso Rawls a coinvolgere quel fondamento in momenti cruciali della sua interpretazione di Hegel. È chiaro che le cose vanno invece del tutto lisce nella parte più ampia e centrale di queste Lezioni, dedicata a Kant. Il gesto essenziale di Kant consiste infatti nel porre la filosofia morale e politica come una dimensione indipendente dalla metafisica. Primato della ragion pratica. Non a caso, un saggio di Rawls tradotto recentemente in italiano da Edizioni di Comunità è intitolato L’indipendenza della teoria morale. Non mi sembra tuttavia che Rawls risolva il problema relativo alla genesi del teorema del primato della ragion pratica. In Kant questo teorema presuppone la critica del sapere metafisico. Se questa critica cade, cade anche quel teorema. Ad esempio non si potrà più dire che l’esistenza di Dio, l’immortalità dell’anima, la libertà sono «postulati della ragion pratica» e non verità metafisiche. Ma l’idealismo classico - Schelling, e Hegel in particolare - ritiene di aver messo in luce i presupposti arbitrari e da ultimo contraddittori che stanno alla base del rifiuto kantiano del pensiero metafisico. Questa convinzione dell’idealismo non è cosa da poco - e soprattutto non può essere messa da parte perché sembra trovarsi in contrasto col sapere scientifico. Purtroppo Rawls non entra in questo tipo di problemi. E questo può essere il limite (del tutto comprensibile) di questo suo magistrale interesse - per tutti imprevedibile - per le grandi forme storiche del pensiero filosofico.

John Rawls, Lezioni di Storia della filosofia morale, Feltrinelli, 419 pagine, 40 euro
 

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