
Da una lettera del 1854 di Wagner a Liszt: «Poiché nella mia vita non ho mai gustato la vera felicità dell’amore, voglio erigere al più bello dei miei sogni un momumento nel quale dal principio alla fine sfogherò appieno questo amore..: Tristan und Isolde... col nero vessillo che sventola alla fine del dramma voglio avvolgermi e morire». Tristan è stato scritto da Wagner dopo aver interrotto la «Tetralogia» al secondo atto del Siegfried, svuotato e incapace di continuare, per «riposarsi», ma anche perché prevedeva per il nuovo lavoro una facile messa in scena e pochi personaggi, l’opposto del colossale Ring in quel periodo appunto abbandonato. Il nuovo dramma finì per essere il suo vero capolavoro rivoluzionario: la sostanza del pensiero wagneriano è la rivolta (l’amico Bakunin a Dresda nel 1848 lo aveva segnato). Residuo dell’antica ribellione anarchica è la centralità conferita alla passione d’amore che tutto travolge, leggi e convenzioni. E così come il testo e la storia fecero discutere, soprattutto la musica, brulicante di cromatismi, cominciò a far impazzire i teorici dell’armonia. L’accordo di Tristan è il primo virus che rapidamente si diffonde e inizia la distruzione della tonalità. La Deutsche Grammophon ci offre ora un’incisione di questo dramma romantico con un cast e un’orchestra di grande livello. Registrato live a Vienna - con Christian Thielemann alla guida della Orchestra dei Wiener Staatsoper, Deborah Voigt nel ruolo di Isolde, Petra Lang Brangäne, Thomas Moser Tristan, Robert Holl Re Mark, Peter Weber Kurwenal e Markus Niemann Melot - questo nuovo Tristan è sicuramente un documento che farà testo perché differente dalle decine di interpretazioni che hanno reso, tale capolavoro, un’opera intoccabile e impossibile da reinterpretare: dopo Furtwängler, De Sabata, Beecham, Kleiber, Solti, Böhm, Karajan, Bernstein etc. con i cantanti supremi a loro collegati e che sarebbe troppo lungo elencare.
Come spesso in Wagner, critica e pubblico si sono divisi tra giudizi trionfali, osannanti, e giudizi negativi assoluti: per quanto riguarda alcune critiche feroci, forse sono da comprendere giacché non rientrando questo Tristan nelle categorie degli interpreti leggendari, la pena è la «condanna a morte»: ogni nuova interpretazione rappresenta una minaccia grave a quei medesimi miti adorati. Per quanto ci riguarda si afferma che questo Tristan è dopo vent’anni di attese, un’interpretazione nuova, certo lenta, ma profonda e concentrata nell’analisi musicale; le febbri sonore di cui è pieno il dramma, sono tenute in equilibrio con ferreo controllo razionale, senza che ciò riesca a scalfirne l’espressività, l’emozione e il fuoco passionale che lo stesso dramma emana. Se si escludono lacune di registrazione - specialmente nel fuori campo del marinaio e altre qua e là dovute, inevitabilmente, alla registrazione dal vivo - dalle prime note del preludio Thielemann ci immerge nel mondo del suono wagneriano, guadagna forza per tutto il primo atto, ci rapisce nella musica massima che l’amore abbia mai concepito in teatro nel secondo, e ci devasta nella trasfigurata disperazione catartica nel terzo atto.
Wagner, Tristan und Isolde, diretto da Christian Thielemann, Deutsche Grammophon, 3cd, 60 euro