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Oui, je suis antiamericain

LIBERAL BIMESTRALE
di Giuseppe Badeschi
Liberal n. 27 - Dicembre 2004-Gennaio 2005

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cop27Chi voglia avere un buon inventario delle manifestazioni e degli «argomenti» dell’antiamericanismo (una forma mentis fra le più diffuse in Europa, con un saldo radicamento sia a sinistra che a destra) non deve tralasciare la lettura dell’ultimo libro di Jean-François Revel, L’ossessione antiamericana, di cui è ora disponibile l’edizione italiana. Dopo la distruzione terroristica delle Twin Towers a Manhattan - narra l’autore - rari furono i francesi che si rifiutarono di associarsi ai tre minuti di silenzio osservati in tutto il Paese alla memoria delle migliaia di vittime. Fra i recalcitranti si trovarono i delegati e i militanti della Cgt, alla festa dell’Humanité che ebbe luogo il 15-16 settembre. Era la prima volta che la Cgt disobbediva pubblicamente al Partito comunista! Poi, durante il week-end successivo, venne il turno degli adepti del Fronte nazionale di Jean-Marie Le Pen, alla tradizionale festa del tricolore. Dunque, si ritrovavano riuniti sotto la bandiera dell’americanismo, al di là dei rispettivi ritornelli ideologici e dell’apparente antagonismo, tutti gli xenofobi, i partigiani dei regimi retrogradi e repressivi, senza dimenticare i no global e gli pseudo-Verdi. Quando, dopo l’11 settembre 2001, parve prudente all’amministrazione e al Congresso americani invitare caldamente le televisioni e le radio ad astenersi dal diffondere i comunicati di Al-Qaeda, o, almeno, a fare esercizio di diffidenza e di discernimento prima di mandarli in onda, poiché essi potevano contenere messaggi in codice destinati a cellule «dormienti» negli Stati Uniti e in Europa (tanto più che si era scoperto, tardivamente purtroppo, che i futuri piloti degli aerei suicidi si erano scambiate numerose e-mail in tutta tranquillità) - sui media europei si scatenò un putiferio di imprecazioni: l’America aveva instaurato la censura, soppresso la libertà di stampa, violato il primo emendamento della propria costituzione. «La propaganda imperversa sui media americani», titolava vistosamente un articolo il quotidiano Le Monde il 3 ottobre 2001.
Nel corso del rallentamento economico del primo semestre 2001, la disoccupazione americana passò dal 4,4% della popolazione attiva al 5,5%. Immediatamente il quotidiano economico francese La Tribune (7 maggio 2001) titolò a nove colonne in prima pagina: «È finito il pieno impiego negli Stati Uniti». Nello stesso periodo, però, il governo francese si autolodava freneticamente per aver riportato la disoccupazione all’8,7%, ossia circa il doppio della disoccupazione americana! Le Monde, a sua volta, pubblicò (il 15 febbraio 2001) un articolo in prima pagina intitolato: «La fine del sogno economico americano». Così una crescita quasi ininterrotta durata 17 anni (1983-2000), una rivoluzione tecnologica senza precedenti, la creazioni di decine di milioni di nuovi posti di lavoro, una crescita enorme della popolazione (passata da 248 a 281 milioni fra il 1990 e il 2000), tutto ciò non era che un sogno! Peccato, dice Revel, che la Francia e l’Europa non facciano gli stessi sogni! 

Jean-François Revel, L’ossessione antiamericana, Lindau, 280 pagine, 23 euro
 

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