
Brian Peter George St. John Le Baptiste De La Salle Eno. Un nome lungo quanto il suo saper di musica. Semplicemente Eno: nome d’arte sintetico come il nocciolo del suo repertorio elettronico. Nato a Woodbridge, Inghilterra, il 15 maggio 1948, da 26 anni Eno irradia suoni infinitesimali sotto il copyright dell’ambient music. In origine: sonorità da sottofondo per hall alberghiere, sale d’attesa aeroportuali, gallerie d’arte, studi dentistici. Qualcuno la definì «musica da tappezzeria» senza accorgersi che era nata la musica del futuro. Eno e l’ambient: da dipanare in liquidi e vellutati tocchi di sintetizzatore. Un’inscindibile fusione a freddo, il grande segreto del Signore del Pentagramma. Ma prima di farsi «ambientale», dal ’73 al ’77 l’iter compositivo di Brian Eno è stato «pop». Obliquo, colto, sperimentale, ma pur sempre «pop». L’inizio della carriera solista, corroborato da sorprendenti qualità di vocalist, è scrupolosamente documentato dalla ristampa di 4 album di culto: Here Come The Warm Jets, Taking Tiger Mountain (By Strategy), Another Green World e Before And After Science. Allo sconosciuto Eno diedero poco peso quando, nel ’71, bussò alla porta dei neonati Roxy Music come supervisor elettronico. Lui, l’allievo di George Brecht del gruppo d’avanguardia Fluxus, collezionava registratori, aveva effettuato i primi esperimenti con un magnetofono, si era inventato un marchingegno sonoro ad acqua piovana e aveva elaborato un pezzo percussivo per lampada metallica. Cominciò a pretendere notorietà cavalcando il boom del glam rock britannico.
Mascherato dal make-up e da piume di struzzo come un’aliena Wanda Osiris (era la ferrea legge del glam: apparenza ambigua + genio musicale), Eno si impone nel gruppo iniettando sibili elettronici nel rock decadente di Roxy Music (’72) e di For Your Pleasure (’73). Infonde personalità alla band capitanata da Bryan Ferry per poi separarsene: sono troppe le scintille prodotte dagli ego di Brian & Bryan; fatale che uno dei due debba gettare la spugna.
Riparte, motivatissimo, con Here Come The Warm Jets (’73), manifesto del pop futuribile e glamour dove, accanto al geniale programmatore delle macchine si agita l’Eno postmoderno che sovverte l’ideologia rock fra galoppate elettroniche (Needles In The Camel’s Eye), blues cibernetici pizzicati dall’hard rock (Baby’s On Fire), pastiches stile music hall (The Paw Paw Negro Blowtorch) e un paio di brani, On Some Faraway Beach e Cindy Tells Me, che rivolgono un nostalgico pensiero ai Beach Boys. Taking Tiger Mountain (By Strategy) del ’74 propone suoni più sfumati che si sublimano nelle melodie di The Fat Lady Of Limbourg e The Great Pretender. Non mancano tuttavia bizzarre accelerazioni in un rock dall’incipit «pinkfloydiano» (Third Uncle), nell’orientalismo stralunato di Burning Airlines Give You So Much More e nel walzer metallico che sottintende Back In Judy’s Jungle. Il ’75, anno d’uscita di Another Green World, vede invece l’elettronica trasformarsi in solida architettura sonora nella «fusion» di Over Fire Island, fra gli incalzanti contrappunti di St. Elmo’s Fire, nel minimalismo (Zawinul/Lava), nella world music (Sombre Reptiles) e nel pop malato d’orecchiabilità di I’ll Come Running. Infine, con Before And After Science del ’77, Eno sfrutta il proprio eclettismo transitando dalle rarefazioni melodiche di Here He Comes e di Spider And I al funky parossistico di No One Receiving; dai vezzi cabarettistici (Backwater) al glam rock (King’s Lead Hat). Poi, dal ’78 con l’album Music For Films, azzerati i ritmi ed eclissata la voce, Eno svolterà per sempre nell’ambient.
Eno, Here Come The Warm Jets, Taking Tiger Mountain (By Strategy), Another Green World, Before And After Science, Virgin, 20 euro l’uno