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Ama il tuo sogno...Saprai chi sei

LIBERAL BIMESTRALE
di Claudio Risé
Liberal n. 26 - Ottobre-Novembre 2004

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cop26_thSognare, come aveva intuito Sigmund Freud, è necessario e fa bene. È quindi preoccupante che da qualche tempo i buoni lavori sui sogni scarseggino. Tanto più apprezzabile dunque l’ottimo Il sogno e la sua storia di Mauro Mancia, psicanalista e didatta freudiano. Mancia è studioso accurato del sonno e del sogno, anche dal punto di vista neurofisiologico, su cui dà in questo testo aggiornate informazioni. Il pregio forse maggiore del libro è proprio quello di fornire una storia del sogno «dall’antichità all’attualità», come recita il sottotitolo; mettendo in relazione le diverse interpretazioni dei sogni con le società e le culture in cui si sono prodotte. Come il sogno consente al sognatore un’autorappresentazione del suo mondo psichico, attraverso la messa in scena del suo teatro personale profondo e delle forze e degli oggetti affettivi in esso presenti, così lo sviluppo di una cultura del sogno permette a una società di mettere a punto gli strumenti per comprendere gli impulsi più segreti e nascosti degli avvenimenti della scena pubblica, quelli che le spiegazioni razionali descrivono senza riuscire a fornire interpretazioni convincenti. Naturalmente la «retorica» del sogno, e cioè il suo caratteristico «scarto tra contenuto latente e contenuto manifesto», vale per il «sogno sociale» tanto quanto per il sogno individuale e personale. E proprio per questo le civiltà sane coltivano e amministrano un’accurata e rigorosa «cultura» del sogno.
In questo volume Mancia si concentra soprattutto sui sogni dell’antica Grecia, quelli del Medioevo, quelli del Rinascimento e quelli contemporanei, seguendo il loro studio da Freud ai nostri giorni. Dell’antica Grecia è seguito con particolare attenzione il Trattato di Artemidoro di Daldi, primo autore di un libro di onirocritica, e in fondo fondatore della scienza dei sogni occidentale. L’impianto interpretativo di Artemidoro è estremamente ampio e accurato, a tutt’oggi - a mio avviso - interessante e anche utile. Personalmente sono sempre colpito, in questo primo oniromante della nostra tradizione, dalla sua capacità di coniugare intuizione simbolica e realtà quotidiana. Perché, alla fine, di quella i sogni parlano: della problematica realtà che il sognatore si troverà ad affrontare, dopo il risveglio. Nel Medioevo, col cristianesimo, nasce la teologia del sogno, con l’idea di Tertulliano che è proprio attraverso le visioni dei sogni che la maggior parte degli uomini arriva alla conoscenza di Dio, idea poi sviluppata da Clemente Alessandrino e corretta da Agostino, Giovanni di Salisbury, Pascale Romano, Alberto Magno. Una cultura onirica, quella medievale, che si nutre poi anche dei sogni degli imperatori, dei santi (come Francesco e Chiara), dei papi, dei poeti, come Dante.
Nel Rinascimento, l’interprete più seguito da Mancia è il medico e matematico Gerolamo Cardano. Dotato di straordinaria intuizione psicologica, consapevole del contenuto sacro di molti sogni, Cardano inventa in pieno Rinascimento il moderno «lavoro coi sogni», raccomandando di scriverli, con data, ora e avvenimenti della giornata precedente. Eccoci poi a Freud e, infine, alla moderna psicologia. I cui operatori però (anche se Mancia non lo dice), cercano di affrancarsi da questo complesso e serio sapere. Col rischio poi di non sapersi muovere in quei complessi scenari psicologici, che la tradizione occidentale conosceva perfettamente.

Mauro Mancia, Il sogno e la sua storia, Marsilio, 159 pagine, 9,90 euro
 

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