archivio_libri

 


vai

 

 

 Archivio libri


terzopolo

 

 


 Todi

maggio_home_page

vai

 

 

 Venezia

novembre_home_page
Colloqui di Venezia 2008

vai

 

 

 

 

vai

foto1

foto1

Read More

foto2

foto2

Read More

foto3

foto3

Read More

foto4

foto4

Read More

foto5

foto5

Read More

foto6

foto6

Read More

foto7

foto7

Read More

foto8

foto8

Read More

Perché ha vinto George W. Bush

LIBERAL BIMESTRALE
di Michael Novak
Liberal n. 27 - Dicembre 2004-Gennaio 2005

Torna al sommario
cop27Innanzitutto, in quanto americano, desidero ringraziare dal più profondo il popolo italiano per il sostegno dadotici in Iraq. Si tratta di qualcosa di davvero essenziale, non solo per noi ma per la difesa di tutto il mondo libero. Avere l’Italia al nostro fianco è stato davvero importante, una grande soddisfazione. Vi siamo estremamente grati, anche per i sacrifici sopportati, in termini di sangue versato e dolore. E per l’esempio offerto da quel giovane che, sul punto di essere giustiziato, decapitato, ha detto: «Vi mostrerò come muore un italiano». Un eroe classico. È stato davvero incredibile. Ma ora voglio spiegare perché il presidente Bush è stato rieletto. Lo è stato con il numero di voti più elevato mai ricevuto da un presidente nella storia americana, persino più alto di quello ricevuto da Ronald Reagan. A Bush sono andate infatti le preferenze di 59,5 milioni di americani, registrando quindi 8,3 milioni di voti in più rispetto al 2000, con uno scarto superiore ai 3,5 milioni di voti rispetto a John Kerry. Una vittoria schiacciante. Tali risultati sono stati ottenuti a dispetto delle ingenti forze d’opposizione messe in campo da tutta la stampa dominante (i network televisivi e le principali testate della carta stampata), dalla maggior parte del mondo di Hollywood, dalle università e dalle élites, nonché contro l’attacco senza precedenti sferrato dai principali esponenti del mondo della finanza, tra cui Gorge Soros che ha speso personalmente tra i 60 e gli 80 milioni di dollari per sconfiggere Bush. Tuttavia, il risultato raggiunto è frutto anche dell’organizzazione più capillare e popolare della storia, di una campagna elettorale fondata sui contatti personali e la comunicazione immediata con il quartier generale nazionale. Ad esempio, in Ohio, lo Stato che ha svolto un ruolo cruciale, non solo sono stati mobilitati 8 mila responsabili locali (precinct captain) della campagna elettorale, ma sono stati designati e attivati dei responsabili per ogni singola strada, sono stati presi contatti con ciascun elettore dell’Ohio e sono stati iscritti nelle liste elettorali diverse migliaia di nuovi elettori (dopo decenni trascorsi a inseguire i democratici in termini numerici, i repubblicani hanno oggi raggiunto lo stesso numero di elettori iscritti nelle liste elettorali). Si è trattato di molto di più di una vittoria personale. Essa è l’espressione di un movimento maggioritario, una reale maggioranza: non siamo poi così divisi come ha voluto far credere la stampa. Gorge W. Bush è il primo presidente dal 1936 a iniziare il secondo mandato con un numero maggiore di senatori del proprio partito (4) e di rappresentanti al Congresso (almeno 4). I repubblicani hanno visto aumentare i consensi in ogni fascia della popolazione: donne, neri, ebrei, cattolici, protestanti, evangelici ecc.
 

La tematica principale della campagna si è rivelata una sorpresa, almeno per la stampa: non il terrorismo, non l’Iraq o l’economia, bensì i valori morali hanno costituito il motivo dominante della campagna elettorale. Una forte passione morale: passione che riguarda la difesa del carattere distintivo del matrimonio, considerato non un semplice contratto tra due individui, bensì come un impegno formale con una valenza religiosa per la maggior parte dei cittadini, non per tutti, certo, ma per la maggior parte degli americani il matrimonio è religioso e imperniato sui figli, sulla famiglia (non soltanto sull’affetto reciproco) e sulla costruzione di una casa per questa famiglia. Si è votato anche per l’approvazione di una risoluzione che prevede il matrimonio per le sole coppie eterosessuali. Tale risoluzione è stata approvata a larghissima maggioranza in tutti e 11 gli Stati in cui si è votato. La questione morale riguarda anche la distinzione tra tolleranza (e rispetto reciproco) e conformismo delle coscienze. Si auspica la tolleranza, ma le coscienze non possono essere coartate. In una società pluralistica, tutti devono ragionare insieme nel rispetto e vivere rispettando le leggi formulate di comune accordo, basate sul consenso dei governati, sul consenso di tutti. Il risultato delle elezioni esprime un rimprovero a quelle élites che si presentano come moralmente superiori al popolo, che impongono la «correttezza politica» tramite i media e mostrano dispregio per la religione popolare, le tradizioni e i convincimenti popolari. Un giovane studente universitario newyorkese, ha detto a un giornalista: «Non sono venuto a votare per ragioni inerenti all’Iraq, né al terrorismo o all’economia, bensì perché, dopo essermi sentito dire per 4 anni che sono privo di cervello perché ho dato il voto a Bush, volevo provare il piacere di riconfermare il mio voto al presidente». Le elezioni hanno posto l’accento sulla vera libertà e non su quella fittizia, il cui simbolo è costituito dalla Statua della Libertà, una donna dal volto severo (tipico di un insegnante?), il braccio destro levato, che sostiene la fiaccola della ragione e, nella mano sinistra, il Libro della legge. Libertà nel rispetto della Legge, è l’esempio americano, libertà in Dio. C’è un inno splendido che spesso pronunciamo: «Conferma la tua anima nell’autocontrollo, la tua libertà nella legge». Libertà religiosa, quindi, quale fondamento della libertà politica e civile. Il terzo pilastro dimenticato della società libera: libertà politica, libertà economica, libertà religiosa/morale; quest’ultimo viene spesso dimenticato, ma non deve esserlo. Il significato primo della libertà è l’autogoverno, l’autocontrollo, l’autoguida tramite intelletto e volontà. Soltanto il contegno morale fa della libertà politica un ideale per cui valga la pena di spargere il sangue che è stato versato in suo nome in passato. Che valore ha la libertà economica se viviamo come bestie? Dobbiamo essere donne e uomini liberi, degni della nostra intima natura.

 

Implicazioni politiche delle elezioni: il movimento conservatore è orientato al futuro e si fonda su politiche innovative. Oggi, il centrodestra rappresenta idee nuove, mentre la sinistra sembra stanca, resistente al cambiamento, reazionaria e difende con pervicacia le istituzioni imperfette degli anni Cinquanta. Tra i nuovi ideali, v’è quello della proprietà della famiglia universale. Una società della proprietà. Ogni bambino dovrebbe venire al mondo con un fondo di capitali, costituito da investimenti privati, esente da imposte e in aumento. Un’idea basata sulla proprietà dell’abitazione, un’assistenza previdenziale di cui disporre personalmente, in modo che ove si muoia prima dell’età pensionabile, le risorse accumulate non vengano incassate dallo Stato bensì siano trasferite alla famiglia di provenienza; conti correnti di risparmio personali, conti d’investimento esentasse, spendibili soltanto per l’istruzione, l’acquisto dell’abitazione o la pensione. Aiutare una società a svilupparsi significa ridurre le tasse. Questo è capitalismo popolare: anziché una ridistribuzione socialista del reddito, un capitale universale di proprietà personale. Si tratta altresì di una forma di compassione orientata al risultato, non basata sui sentimenti o sull’emotività, bensì sui risultati. Essa mira a sollevare realmente i poveri, a porre fine alla situazione di dipendenza, a rendere libere e indipendenti il maggior numero di famiglie possibile e a prendersi cura di chi, non per propria responsabilità, vive in condizioni di bisogno. Tra l’altro, questa politica mostra perché Bush sia tanto odiato dalla sinistra. Bush evidenzia infatti come le idee della sinistra siano ormai obsolete e non abbiano più presa sulla gente. Egli sostituisce le istituzioni di sinistra, che corrompono e indeboliscono ingenerando dipendenza, carenze e deficit, con istituzioni orientate al risultato, che liberano e alimentano la responsabilità personale. Gorge W. Bush rappresenta la maggiore minaccia per la sinistra. Immaginate la situazione: la presidenza, il Senato e la Camera dei rappresentanti sono nelle mani dei Repubblicani; 30 dei 50 Stati americani sono governati dai repubblicani; è in costante aumento anche il numero di legislatori repubblicani nei singoli Stati, anche in quelli democratici. I democratici si sentono lontani dalla gente, svuotati, privi di ideali. Ma almeno, alla sinistra sono rimasti la stampa e Hollywood!
 
 

Anche in politica estera esistono nuovi principi: a) non possiamo porre fine al terrorismo semplicemente dando la caccia ai terroristi e uccidendoli. Dobbiamo organizzare movimenti di libertà e opportunità, che eliminino l’oppressione poliziesca, alimentino il dinamismo economico e consentano ai giovani, donne e uomini, di tutto il mondo, anche quello musulmano, di mettere a frutto le loro diversissime capacità nella costruzione di civiltà, di libertà (compresa la libertà di religione e non una laicità obbligatoria) e di prosperità. Un approccio, quindi, positivo e non negativo alla lotta al terrorismo. Desidero richiamare l’attenzione sulla Costituzione provvisoria dell’Iraq. Le disposizioni relative alle libertà religiose sono eccellenti. Sono degne di grandi Paesi democratici quali l’Italia e gli Usa, un esempio unico nel mondo musulmano. Spero che siano incluse anche nella Costituzione definitiva; b) l’America è figlia dell’Europa e soltanto insieme all’Europa può raggiungere i più alti traguardi nel mondo. L’Europa deve ridiventare la priorità assoluta della politica estera statunitense, ai fini del rafforzamento della libertà, che costituisce la maggiore ricchezza dell’Europa stessa. Tale patrimonio appartiene in primo luogo al giudaismo e alla cristianità, nei loro ideali fondamentali: l’unità della creazione, l’offerta da parte del Creatore del dono dell’amicizia a ciascun individuo in assoluta libertà (di rifiutarlo o accettarlo), la dignità dell’individuo nella libertà dinanzi a Dio. Esso è, però, universale in termini partecipativi. Appartiene anche ai musulmani e a tutti gli altri popoli del mondo; c) è nelle nazioni libere, come l’Italia, che i migranti giungono a frotte. In questo mondo, il bene della libertà è più raro e prezioso del petrolio. Ove c’è libertà c’è pane in abbondanza. Chi dice «prima il pane, poi la libertà» spesso non ottiene nessuno dei due. Chi sceglie la libertà produce montagne di pane. Perché? Perché la fonte della ricchezza delle nazioni è costituita dall’intelligenza, dall’inventiva, dal caput, dalla «testa». E la mente umana necessita di libertà per sperimentare, introdurre cambiamenti, scoprire, prendere decisioni giuste e vivere saggiamente. L’ultima e la più grande speranza per l’umanità è, quindi, costituita dalla Casa delle libertà e quella casa deve, per quanto umanamente possibile, agire in maniera unitaria e fare delle necessità della libertà i principi fondamentali della propria politica estera. Una politica estera positiva, proiettata in avanti. d) Il compito per il Ventunesimo secolo consiste nel condurre il numero più alto possibile di nazioni che lo desiderino a condividere il dono della Casa delle libertà. Soltanto in condizioni di libertà e opportunità il mondo può ritenersi al sicuro dalla negatività e dall’autodistruzione.

(Traduzione dall’inglese di Valentina Maiolini) 

 

web agency Done Communication