archivio_libri

 


vai

 

 

 Archivio libri


terzopolo

 

 


 Todi

maggio_home_page

vai

 

 

 Venezia

novembre_home_page
Colloqui di Venezia 2008

vai

 

 

 

 

vai

foto1

foto1

Read More

foto2

foto2

Read More

foto3

foto3

Read More

foto4

foto4

Read More

foto5

foto5

Read More

foto6

foto6

Read More

foto7

foto7

Read More

foto8

foto8

Read More

Quando il “Corriere” si leggeva in mezz’ora

LIBERAL BIMESTRALE
di Piero Melograni
Liberal n. 27 - Dicembre 2004-Gennaio 2005

Torna al sommario
cop27Caro Folli, ho letto il Corriere della Sera dal… 1919, vale a dire da prima che io nascessi. Molti anni or sono, infatti, Renzo De Felice mi chiese di curare un’antologia del Corriere dal 1919 al 1942 e quindi, con pazienza, mi misi a leggerlo. Ti devo confessare che anni fa il Corriere che tu oggi dirigi era di una invidiabile snellezza. Un tempo criticavo chi leggeva i giornali limitandosi a scorrerne i titoli. Oggi ammiro chi ne scorre i titoli, poiché ritengo che solo alcuni diretti interessati trovino le ore e la voglia per dedicarsi ai testi. 
Il tuo Corriere conta una cinquantina di pagine e da anni - prima che tu ne diventassi il direttore - editori e redattori hanno dimenticato che oggi quasi tutto è più abbondante di ieri, tranne il tempo. Benché la vita media si sia allungata, grazie alle scienze mediche, e la giornata pure, grazie alla luce artificiale, viviamo con una fretta che i nostri antenati non conoscevano. I pensionati avrebbero tempo libero da dedicare alla lettura, ma i loro occhi faticano a decifrare i caratteri minuscoli coi quali stampate i vostri articoli.
La stampa quotidiana, in Italia, non si vende. Secondo una recente statistica della Wan (World Association of Newspapers), l’Italia è al 33° posto, con 128 copie ogni mille abitanti, compresi i 2 milioni di copie giornaliere dei quotidiani gratuiti. Nonostante le copie gratuite l’Italia è superata da nazioni come la Turchia (131 copie ogni mille abitanti), l’Ungheria (199), la Slovenia (214), il Regno Unito (383), la Svizzera (444 copie) e la Norvegia (705). Alcune di queste nazioni godono di servizi postali efficienti e diffondono molte copie in abbonamento. Ma se in Italia ciò non accade la colpa è ancora una volta dei giornali. Per decenni gli editori hanno ottenuto tariffe eccessivamente basse e in cambio di questo supposto privilegio hanno steso il silenzio sui disservizi postali, danneggiando le Poste, la collettività e in particolare loro stessi. Pagando di più avrebbero contribuito a migliorare il servizio e a favorire gli abbonamenti.
Un’altra ragione delle scarse vendite deve essere trovata nel distacco tra la stampa e i cittadini. Innanzi tutto per lo stile di tanti articoli. Invece di cominciare in modo semplice e chiaro indicando subito chi, che cosa, dove, quando e perché (le famose cinque «W»: Who? What? Where? When? Why?) molti iniziano con una citazione virgolettata. A volte è virgolettato anche il titolo, per consentire al giornale di non assumersi responsabilità. C’è poi il gergo allusivo: il Cavaliere, il Professore, il Picconatore e via di seguito, quando sarebbe molto meglio scrivere Berlusconi, Prodi e Cossiga. Nel tuo giornale si cita Franklin Delano Roosevelt senza precisare che fu presidente degli Usa e senza immaginare che a molti giovani questo nome non dice più niente. Tempo fa, all’Università, parlavo di Luigi Einaudi e mi accorsi che gli sguardi vagavano nel vuoto. Chiesi chi era stato Einaudi e solo uno studente seppe rispondere, ma era uno studente nigeriano. Gli italiani nulla. Un amico professore mi riferisce varie sciocchezze scritte dagli studenti a un esame di storia del giornalismo: «La stampa si divise tra giornali favorevoli e contrari alla liberazione di Moro. Vinse l’intransigenza e Moro fu ucciso» - «La redattrice Leonida Bissolati insieme a Pintor diresse Il Manifesto» - «Capi della Dc nel dopoguerra furono De Gasperi, Pella, Saragat e Togliatti». I giovani ignorano il passato e gli anziani possono non sapere chi siano il Merolone o Eminem. 
Tutti, ormai, ricaviamo le informazioni più dalle tv che dai quotidiani. Ma faresti male a scoraggiarti. Il Corriere arriva in ritardo rispetto ai telegiornali ma potrebbe aiutarci a riesaminare con spirito critico la notizie che in televisione abbiamo osservato un po’ passivamente. Non c’è bisogno che un quotidiano dedichi sei intere pagine all’evento già visto e rivisto in tv. Basta un solo articolo ben concepito e informato, messo in risalto da un titolo chiaro e corretto, come certamente sapete fare. 
Sono andato a guardare un Corriere di tanto tempo fa, e - a caso - ho preso quello del 2 giugno 1960, direttore Mario Missiroli, ottimi incassi e ottimi dividendi per la proprietà. Il giornale era di 126 colonne (9 colonne per 14 pagine). La pubblicità, gli spettacoli, la cultura e la cronaca cittadina occupavano 94 colonne. Le notizie e i commenti politici solo 32 colonne. Insomma, leggendo tre pagine e mezza potevi pensare di essere stato messo al corrente di tutto. 
Per fare concorrenza alla tv i quotidiani potrebbero tornare all’essenzialità di un tempo. Il telegiornale pretende di informarci in meno di mezz’ora? Ebbene, vorrei un quotidiano da leggere in mezz’ora o giù di lì. Non ti ho parlato dell’occultamento o della manipolazione delle notizie, perché ciò è sempre accaduto e sempre accadrà. Dovunque.
 

web agency Done Communication