archivio_libri

 


vai

 

 

 Archivio libri


terzopolo

 

 


 Todi

maggio_home_page

vai

 

 

 Venezia

novembre_home_page
Colloqui di Venezia 2008

vai

 

 

 

 

vai

foto1

foto1

Read More

foto2

foto2

Read More

foto3

foto3

Read More

foto4

foto4

Read More

foto5

foto5

Read More

foto6

foto6

Read More

foto7

foto7

Read More

foto8

foto8

Read More

La parola filosofia

Supplemento al numero 9 di Fl
di Renzo Foa

Torna al sommario

mini_spec9“Il futuro di Dio. Le religioni nell’era della globalizzazione” è il tema della prima edizione delle Giornate internazionali del pensiero filosofico, promosse a Trieste dalla Fondazione liberal (dal 20 al 22 settembre di quest’anno). Raccogliamo qui gli interventi pronunciati in quell’occasione da alcuni dei nomi più importanti della cultura europea in un confronto di idee profondamente segnato dal clima di inquietudine e di angoscia provocato dall’attacco terroristico alle Twin Towers e al Pentagono, avvenuto pochi giorni prima. Si è trattato di interventi ascoltati con tanto maggiore interesse quanto più forte è stata l’attenzione - direi di più: la partecipazione intellettuale e morale - al grande e drammatico conflitto che stava avvolgendo il pianeta. Abbiamo quindi ascoltato argomenti che ci hanno aiutato a capire un po’ di più, che ci hanno aiutato a dare qualche risposta alle domande di fondo sul destino dell’uomo e del mondo, domande che oggi tutti ci poniamo stretti come siamo tra ansia e fiducia.
Ma perché abbiamo proposto questo incontro, questa occasione di discussione e di riflessione sotto il segno di una parola come filosofia? Me lo chiedo per una ragione precisa: filosofia, a pensarci bene, è una parola trascurata, quasi dimenticata. È vero che è materia di studio a scuola e all’università, è vero che lì ha in qualche modo un suo valore, anche se troppo spesso solo pedagogico. Ma è pur vero che si tratta ormai di una parola lontana dall’uso comune, una parola che oggi evoca soprattutto la polvere degli archivi e il chiuso delle accademie. Stentiamo a trovare sull’agenda della nostra vita attiva - vita culturale, politica, sociale e produttiva - le grandi questioni primordiali, cioè il senso dell’esistenza, il destino dell’uomo, le ragioni della sua presenza, il rapporto che ognuno ha con Dio e, soprattutto, la distinzione tra il bene e il male. Stentiamo davvero e forse anche per questo ci sentiamo così deboli e scoperti di fronte agli attacchi che subisce la civiltà. Sono stati molti i passaggi in cui abbiamo smarrito la necessità di interrogarci. E se dobbiamo cominciare dai peggiori, non è mai inutile ricordare che il Ventesimo secolo ci ha colpevolmente abituato ad Auschwitz e a Kolyma e ha lasciato - nonostante tutto - che questa rassegnazione al male si sedimentasse nella nostra cultura.
Ma, ora, non possiamo più accontentarci di scaricare sul passato responsabilità che appartengono a rinunce che compiamo nel presente. La nostra proposta, la proposta della Fondazione liberal, è di cominciare a recuperare la filosofia come uno degli strumenti più importanti per cercare di decifrare il senso dei grandi enigmi e dei grandi misteri del presente. Lo abbiamo già fatto con alcune delle nostre pubblicazioni - dal dialogo tra il cardinal Martini e Umberto Eco dal titolo In cosa crede chi non crede? al numero monografico di liberal bimestrale dedicato a Papa Wojtyla che è l’unico (forse l’ultimo) filosofo morale dei nostri tempi. Lo abbiamo fatto con queste Giornate internazionali che erano rivolte non soltanto a un ristretto mondo culturale, per intenderci alle accademie; anzi le abbiamo volute aprire soprattutto alla società, a cominciare dalla scuola, cioè a chi studia per formarsi, per capire, per conoscere, per acquisire gli strumenti per decidere.
Giornate internazionali a cui è legato il premio liberal Trieste che, nella sua prima edizione, è stato assegnato ad André Glucksmann, sia per il suo libro La troisiéme mort de Dieu, sia per l’insieme della sua filosofia che potremmo definire "filosofia militante". Giornate internazionali che, a partire da questo 2001, si svolgeranno ogni anno, sempre a Trieste, una delle città-simbolo dell’Europa, e che proporranno a ogni edizione un tema diverso. Il tema della prima edizione era stato scelto diversi mesi prima che l’argomento diventasse rovente. Prima della riunione del G8 di Genova, dove una delle domande di fondo riguardava Dio: nell’urto che c’è stato, con tanti giovani nelle piazze, ci si è chiesti - se mi è consentito semplificare - da che parte stesse Dio. Era una domanda vera, seria, sentita. Completa. Dio come fede, Dio come morale, Dio come giustizia, Dio come impegno… È stata la prima volta che, nel nostro mondo sviluppato e democratico, si è posto in modo così esplicito e diretto un problema di questa portata.
Abbiamo scelto questo tema anche prima che la nuova intifada assumesse la dimensione di una vera e propria guerra e prima di Durban, della conferenza dell’Onu contro il razzismo che - se mi è consentito anche qui semplificare - si è conclusa sottolinando il contrario di quello che prometteva, riproponendo cioè le ragioni del conflitto, dell’intolleranza e della distruzione anziché quelle del dialogo, della costruzione di qualcosa. Ma, soprattutto, lo avevamo scelto prima dell’undici settembre. Il giorno cioè in cui si è toccato un punto di non ritorno. Quando alla domanda su cosa possa diventare un conflitto nel nome di Dio - domanda che si trascina da secoli - si sono aggiunti i tanti interrogativi sulla ridefinizione delle religioni nell’era della globalizzazione, nell’era in cui la democrazia può diventare un valore universale. E, qui, sotto questa voce appare il problema più importante: credere come può davvero far rima con coesistere?
Nei tre giorni di discussione abbiamo potuto ascoltare molte risposte, sui tanti capitoli aperti. Sono nelle pagine di questo libro: le sfide etiche della globalizzazione, il significato sociale della fede, la filosofia della libertà di Wojtyla, gli enigmi dell’identità europea, la fede e la politica nel Ventunesimo secolo e poi l’alternativa tra dialogo e conflitto che investe le tre religioni monoteiste dell’area mediterranea. Vedendo questo elenco, capiamo che si tratta delle grandi domande di questa epoca su Dio e sulla fede, sulle identità e i conflitti, sulla religione e la democrazia. E sottolineo questa parola - democrazia - perché è da qui che dipende gran parte del nostro futuro.
Ecco la prima edizione delle Giornate del pensiero filosofico - che si ripeterenno nei prossimi anni - aveva proprio questo scopo: cercare di recuperare, proprio grazie alla parola filosofia, la possibilità di dare un contributo alla comprensione di questo mondo.


 
 

web agency Done Communication