
Quanto vale il comparto delle telecomunicazioni, ormai meglio noto come Ict (information communication technology)? Il settore subisce veloci variazioni e le cifre invecchiano presto; introduce forti cambiamenti nel mercato del lavoro, fa esplodere contraddizioni. È un settore che ha fame di informatici. Gli ultimi rilevamenti indicano un fabbisogno di tecnici e laureati superiore alle 113 mila unità per il 2000, di oltre duecentomila per il 2001. Se si somma il fabbisogno dell'e-business e delle aziende che fanno capo alla information technology, il fabbisogno insoddisfatto è di 236 mila unità nel 2000, destinate a salire a 446 mila nel 2003. Ma le università italiane - s'intende: con qualche eccezione, che però non risolve il problema - mostrano tutta la loro incapacità di prevenire i cambiamenti. Tutti in India, perciò, a Bangalore, e in alcuni Paesi dell'est a reclutare le professionalità che in Italia non si trovano.
Il settore tira, mette in crisi le vecchie strutture formative, ma è vulnerabile. Il 27 settembre del 1999, il ministro del lavoro, Cesare Salvi, rispose a una interrogazione con la quale gli si chiedevano informazioni sulla Teli, una società di impiantistica telefonica operante a Roma. Come mai la società - chiedevano gli interroganti - licenzia e mette in cassa integrazione? Risposta del ministro: poiché sono in calo le commesse della telefonia fissa, la Teli ha fatto investimenti nella telefonia cellulare, comprando materiali, assumendo ingegneri; ma ora subisce lo stallo degli ordinativi da parte dei suoi committenti, conseguente al ritardo o al blocco della collocazione delle antenne per la telefonia mobile; ritardi e blocchi dovuti al fatto che queste antenne provocherebbero inquinamento ambientale.
Quell'episodio non ha guadagnato alcun titolo di giornali, ma quello della Teli potrebbe non essere un caso isolato. Ammonterebbe ormai a molte centinaia di miliardi il valore delle commesse bloccate per le reti di distribuzione dei segnali. L'avvento dell'Umts - la telefonia mobile di terza generazione le cui licenze sono state assegnate nell'ottobre scorso - potrebbe dare un impulso eccezionale al segmento delle aziende che costruiscono e installano impianti e all'indotto collegato se si pensa che i cinque gestori che si sono aggiudicate le licenze dovranno costruire infrastrutture ognuna delle quali vale intorno ai sette-ottomila miliardi.
Per avere un'idea più complessiva di quanto valga già oggi il comparto, citiamo la situazione di Roma, dove Unione degli industriali e Comune stanno lavorando alla creazione di un Distretto industriale dell'audiovisivo e delle tecnologie dell'informazione e delle comunicazioni. Nell'area metropolitana di Roma sono oltre diecimila le aziende che operano nei diversi segmenti della comunicazione; oltre 130 mila le persone alle quali queste aziende danno lavoro. Sono dati caratterizzati da alcune peculiarità della capitale: l'attività cinematografica e quella radiotelevisiva, ad esempio. Ma è indicativa delle dimensioni che il settore va assumendo. E difatti, a livello nazionale gli indicatori danno un totale di occupati che sfiora ormai il mezzo milione. Con la seguente ripartizione: oltre 147 mila addetti nei servizi e apparati di telecomunicazione; circa 58 mila nell'indotto; circa 230 mila nelle aziende di software e servizi; 37 mila nell'assistenza tecnica e hardware. In particolare, nella telefonia mobile, sono già oltre 20 mila gli addetti, ai quali vanno aggiunti gli occupati nell'indotto.
Se si allarga il discorso all'intero perimetro di attività collegate al settore delle telecomunicazioni si registrano nel 1999 circa un milione e 280 mila occupati (+ 2,4% rispetto al 1989, secondo le stime Istat) destinati a diventare nel 2000 all'incirca un milione e 313 mila (+2,5%), pari al 5,5% del totale. Nel triennio 1997-'99 il settore ha creato circa 95 mila nuovi posti di lavoro.
Un rapporto Federcomin del giugno 2000 ha aggiornato i numeri della Ict in Italia. Nel 1999 il valore del settore ha raggiunto i 95.898 miliardi, con una crescita superiore al 13% rispetto all'anno precedente: quasi due punti percentuali in più della crescita del mercato Ict registrata a livello mondiale. Il secondo semestre del 1999 ha fatto registrare inoltre una maggiore propensione degli individui all'utilizzo di strumenti informatici. Nel corso del 1999 sono stati venduti circa 650 mila personal computer, mentre si stima che nel 2000 i navigatori di Internet raddoppieranno rispetto all'anno precedente: 10,6 milioni contro 5 milioni. Significativi anche i dati sulla nascita di nuove imprese. Il settore dell'Ict ne ha tenute a battesimo nel 1999 ben 3145, pari al 3,5% del totale, con un incremento di quasi il 41% sul 1998.
La ricerca Federcomin registra inoltre: sono circa 800 mila gli individui che fanno acquisti on-line; sono circa 600 mila le aziende connesse in rete; quasi 83 mila i siti web creati; quasi 2000 le aziende che effettuano vendite on-line; 90 le banche che offrono virtual banking e Internet banking; 1335 le città in rete; oltre 8 milioni i personal computer installati; 35 milioni gli utenti di telefonia mobile, pari al 67% della popolazione, dato che ci pone all'avanguardia nel settore.