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42 volt/metro è il limite. E l'Europa chiede: adottate norme uniformi

Supplemento al numero 4 di Fl

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spec_cop Risale al 1983 il primo protocollo internazionale sull'emissione di onde elettromagnetiche riconosciuto dall'Oms (Organizzazione mondiale della sanità). L'organo tecnico di cui si avvale l'Oms è l'Irpa-Inirc (una commissione per lo studio delle radiazioni non ionizzanti nell'ambito dell'Associazione per la protezione dalle radiazioni); che nel 1992 si trasformerà in Icnirp (Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti). Si tratta, in pratica, non di prescrivere normative vincolanti, ma di indicare - su base rigorosamente scientifica - i tetti di emissione che pongono la salute umana al riparo da effetti nocivi. Le raccomandazioni dell'Icnirp hanno subito completamenti e modifiche nel corso degli anni, legate per un verso alla diffusione - accanto al tradizionale settore elettrico e a quello radiotelevisivo - delle reti per la telefonia mobile; per l'altro, alla continua raccolta dei dati forniti dalla ricerca scientifica sui rapporti tra emissioni di onde elettromagnetiche e salute.
Con una deliberazione del 30 novembre 1994 il Cenelec (Comitato europeo di normalizzazione elettronica) ha adottato una norma europea sperimentale (Env) nella quale venivano recepite le indicazioni dell'Icnirp. In Italia la deliberazione del Celenec veniva tradotta nel 1995 in un documento (Esposizione umana ai campi elettromagnetici) formulato dal Comitato tecnico 211, facente parte del Cei (Comitato elettrotecnico italiano). Il limite di esposizione per la popolazione, ribadito dall'Icnirp nel 1998, è indicato in 42 volt/metro. Leggermente superiore - 48 volt/metro - è il limite adottato negli Stati Uniti nel 1999 sulla base delle indicazioni fornite dall'Ansi-Ieee (Istituto nazionale americano per gli standard, Istituto degli ingegneri elettrici ed elettronici). Nel formulare la sua raccomandazione - 12 luglio del 1999 - il Consiglio dell'Unione europea accoglierà le indicazioni dell'Icnirp: 41,2 volt/metro per la fascia dei 900 megahertz, elevati a 58,3 volt/metro per la fascia dei 1800 megahertz. Raccomandazione che rende le norme adottate in Italia all'inizio del 1999, con il decreto 381, le più rigorose al mondo: l'indicazione Icnirp viene più che dimezzata (20 volt/metro contro 42) e viene introdotto un ulteriore limite - basato sul principio di cautela - di 6 volt/metro per le aree e gli edifici nei quali si prevede una esposizione alle emissioni per periodi superiori alle quattro ore.
Ne discende una scala di valorichevadai48 volt/metro ai 20-6 volt/metro dell'Italia. E gli altri Paesi dove le nuove tecnologie della comunicazione sono più sviluppate? Per quel che riguarda la telefonia mobile, il Giappone si è allineato ai 48 volt/metro adottati dagli Usa per i 900 mergahertz, ha fissato la soglia di 61 volt/metro per i 1800 megahertz. L'Inghilterra si è attestata, rispettivamente sui 111 e 194 volt/metro. Svizzera, Austria, Francia e Germania, rispettivamente, sui 41 e 59 volt/metro.
Per quanto riguarda le emissioni degli impianti televisivi - mentre l'Italia ha adottato i medesimi vincoli della telefonia mobile - altri Paesi hanno scelto valori leggermente diversi tra di loro (si parla di segnali distribuiti nella fascia degli 860 megahertz) ma tutti mediamente intorno ai 40 volt/metro (che è il limite suggerito dall'Unione Europea): 46 volt/metro Usa e Giappone; 40 Svizzera, Francia e Germania; fanno eccezione l'Austria verso il basso (27 volt/metro) e l'Inghilterra verso l'alto (64 volt/metro). Nella fascia dei 50 megahertz l'Inghilterra ha adottato il limite di 50 volt/metro, l'Austria quello di 27 volt/metro, 28 volt/metro è il tetto vigente in Giappone, Francia, Usa, Germania; 28 volt/metro è comunque il limite raccomandato dall'Unione europea. Valori analoghi sono stabiliti per le emissioni degli impianti radiofonici a modulazione di frequenza.
Un anno fa la Camera dei Comuni, sulla base di un'indagine affidata a una Commissione indipendente, ha raccomandato al governo di assumere i limiti indicati dall'Unione europea (42 volt/metro) come misura di cautela.

La scelta dell'Unione europea. Il linguaggio è ostico quantomai, pieno di rimandi e riferimenti; e tuttavia, una lettura attenta della delibera 519/CE del 12 luglio 1999 (esposizione ai campi elettromagnetici) consente di cogliere le ragioni di una scelta che contempera le risultanze scientifiche con le preoccupazioni (spesso emotive) delle popolazioni: la protezione della salute e lo sviluppo. Il fatto che l'Ue abbia accolto le indicazioni dell'Icnirp - valori doppi rispetto a quelli fissati del governo italiano con il decreto 381 - potrebbe indurre il dubbio che in sede comunitaria sia stato in qualche modo sacrificata la tutela rigorosa della salute. Al contrario, la tutela delle popolazioni è considerata un bene primario, da garantire a ogni singolo abitante dell'Unione e in condizioni di parità. «Nell'ambito della Comunità - recita la raccomandazione - è imperativo proteggere i singoli cittadini». Non rispetto a rischi generici, magari stregonescamente evocati, ma a fronte di «effetti negativi certi sulla salute, che possono derivare dall'esposizione dei campi elettromagnetici». Tutela che spetta ai singoli Stati, i quali «hanno facoltà - ai sensi del Trattato - di fornire un livello di protezione più elevato di quello di cui alla presente raccomandazione», ma con alcune avvertenze: 1) «le misure riguardanti i campi elettromagnetici dovrebbero offrire a tutti i cittadini della Comunità un elevato livello di protezione...» ma «le disposizioni degli Stati membri in questo settore si dovrebbero basare su un quadro normativo concordato, in modo da contribuire a garantire una protezione uniforme in tutta la Comunità»; 2) «le azioni relative alla limitazione dell'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici dovrebbero essere commisurate con gli altri benefici nel campo della salute e della sicurezza, che i dispositivi emittenti campi elettromagnetici arrecano alla qualità della vita nei settori come le telecomunicazioni, l'energia elettrica e la sicurezza della popolazione».
Infine, la raccomandazione sollecita gli Stati membri a scambiarsi continuamente dati e informazioni sullo stato della ricerca, a elaborare relazioni sull'esperienza acquisita entro tre anni dalla pubblicazione del documento Ue; a fornire una capillare informazione alla popolazione. La Comunità è impegnata a elaborare entro cinque anni una relazione globale, basata sulle relazioni degli Stati membri e i più recenti dati e pareri scientifici.


 

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