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Scusate, dove si trova in Italia un vero riformista?

Supplemento al numero 4 di Fl
di Gianfranco Pasquino

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spec_cop Casa dei riformisti. Veltroni la contrappone da qualche tempo alla Casa delle libertà. La dizione non attecchisce e pour cause. Entrambe le sigle, comunque, appaiono improprie tanto che sul versante dei riformisti si chiamano fuori tutti quelli che, come Mastella, Dini e persino Castagnetti, riformisti proprio non possono essere, e sul versante delle libertà nasce un piccolo Polo laico a tutela di principi e valori che sembrano già alquanto disattesi. Il discrimine fra le due Case dovrebbe essere costituito dall'innovazione, come si usa dire, di sistema. La Casa delle libertà dovrebbe, infatti, logicamente presupporre che siano i cittadini a produrre in proprio, quando ne hanno voglia, l'innovazione che desiderano. La Casa dei riformisti dovrebbe, invece, sapere che l'innovazione è sicuramente il prodotto di teste che pensano, ma anche di sistemi (Stato, università, centri di ricerca, aziende private) che funzionano. Alla base di tutto, però, sta una qualità fondamentale: quella della propensione a cambiare. Qui, purtroppo, lasciando da parte la destra, va detto che il discrimine riappare, ma anche all'interno della Casa dei riformisti. Infatti, i Verdi si oppongono persino alla ricerca sugli organismi geneticamente modificati; i Cattolici popolari impediscono la sperimentazione sugli embrioni anche quelli destinati alla distruzione; un pò tutti, poi, desiderano comunque ingabbiare la scienza facendo appelli a valori etici che, peraltro, non saprebbero meglio definire di come li irrigidisce la Conferenza episcopale italiana. Molti sembrano ritrovarsi in una qualche versione apologetica della società della conoscenza e dell'informazione, ma non si rendono neppure conto che conoscenza e informazione sono, anzitutto, strumenti per il cambiamento; in secondo luogo, che sono strumenti neutri che possono essere utilizzati sia per ampliare che per ridurre le opportunità di singoli e di società; e, infine, che l'obiettivo, se si è riformisti, è una società giusta (forse l'obiettivo dei «libertari» dovrebbe essere una società meritocratica che risulterebbe soltanto apparentemente giusta se non è sostenuta da un'attiva politica delle opportunità di partenza).
L'inconveniente dei riformisti italiani, in special modo di quelli «politici», all'interno della Casa apposita e nei suoi dintorni, è che spesso contrastano non soltanto le innovazioni, ma anche le sperimentazioni. Invece di credere nelle regole che stabiliscano non l'esito, ma le modalità della competizione di idee e progetti e della diffusione dei risultati, molti presunti riformisti sembrano volere imporre regole che ostacolano, impediscono, vietano. Grazie alla sperimentazione scientifica, metodo che qualcuno di noi crede sia giusto attribuire a Galileo Galilei (e che, non a caso, la Chiesa cattolica sconfessò), siamo giunti alle soglie di decisivi interventi sulla vita, sulla qualità della vita. Probabilmente, la scienza è già ben oltre quanto viene ufficialmente dichiarato. È in grado di condizionare in meglio sia l'inizio della vita che la sua prosecuzione e il suo compimento. Sappiamo che è possibile decidere come, quando e quanto procreare, nutrire meglio bambini, donne e uomini, curare con efficacia e con il minimo di dolore, consentire di scegliere come e quando morire.
Per conseguire questi risultati e per consolidarli, riducendo i rischi, la libertà di sperimentazione è assolutamente indispensabile. Se non vogliamo che tutto quanto attiene alla vita venga monetizzato e venga venduto bisogna che queste ricerche siano trasparenti nei loro finanziamenti e nelle loro modalità di esecuzione e di pubblicizzazione delle risultanze. Naturalmente, ciascuno potrà poi decidere se comperare cibi transgenici, se fare affidamento sulla procreazione assistita, se chiedere di essere aiutato/a a morire. È in questo modo che sperimentazione, conoscenze, riformismo si incontrano fecondamente con la libertà. In effetti, chi non vuole il riformismo e lo impedisce incide negativamente sulla libertà degli individui e chi vuole la libertà non può negare né la sperimentazione né la diffusione delle conoscenze. Certamente, almeno in parte spetta alla politica, in particolare alla politica democratica, quella che consente ai cittadini di decidere sufficientemente informati dopo un ampio dibattito pubblico e dopo un'abbondante presentazione e valutazione delle alternative praticabili, tracciare le regole e indirizzare i percorsi. Il punto sostanziale è, però, che qualsiasi decisione sarà davvero riformista se garantisce a tutti di scegliere liberamente fra le alternative, senza chiudere mai definitivamente nessuna di loro. Lo richiede la libertà che non può essere obbligo a seguire i dettami della maggioranza, meno che mai quando una qualsiasi maggioranza riduca le opportunità disponibili ai singoli. Lo richiede il riformismo la cui ragione d'essere sta proprio nella capacità di cambiare, di innovare, di riformare costantemente.

Gianfranco Pasquino

 

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