
Tra le nuove grandi tensioni dell'era della globalizzazione assumono un peso sempre maggiore quelle che riguardano l'immenso capitolo che si chiama innovazione. Ormai, dalla conferenza sul commercio di Seattle in poi, non c'è un qualche importante appuntamento internazionale dove non si esprimano proteste, certo organizzate da attive e in qualche caso interessate minoranze, che però tendono a esprimere un clima di diffidenza e di incertezza diffuso qua e là soprattutto nel mondo sviluppato, dove l'ambientalismo - inteso come difesa della propria sicurezza e della possibilità di vivere in un ambiente pulito - è diventato una cultura diffusa e quasi universalmente accettata. Cosa mangiamo, quando acquistiamo dei cibi geneticamente modificati? Quali sono gli effetti delle onde elettromagnetiche che avvolgono ormai la nostra vita quotidiana, grazie all'immenso sviluppo della telecomunicazione, dalla radio alla tv, ai conduttori di energia elettrica e negli ultimi dieci anni alla diffusione massiccia della telefonia mobile? Sono soprattutto queste le due domande che si ripropongono in continuazione. Le risposte non mancano, ma spesso si è indotti a non ascoltarle - da che mondo è mondo la paura dell'ignoto è una classico della psicologia di massa - e ancora più spesso non le si considerano troppo convincenti. L'innovazione tecnologica, quando diventa consumo di massa, ha dalla sua l'immenso vantaggio di diventare indispensabile. Ogni tipo di elettrodomestico, ad esempio, aiuta nella vita quotidiana in forme tali da controbilanciare ogni immagine di rischio, chi va al supermercato a far la spesa spesso sceglie sulla base del prezzo o del gusto e non pensando a come ciò che è diventato «alimento» è stato prima coltivato o allevato, chi usa il telefono portatile può anche temere i suoi possibili effetti, ma il vantaggio che ne trae è in ogni modo superiore alle paure. Del resto è quello che è sempre successo. Nei secoli scorsi non si è rinunciato all'industrializzazione solo perché il cielo veniva oscurato dal fumo delle ciminiere o perché le grandi città di mezza Europa e mezza America - chi ha più di quarant'anni lo ricorda bene - erano intrise dell'odore dello smog. Così come negli ultimi cinquant'anni nessuno ha rinunciato all'automobile.
Ma nonostante che lo sviluppo sia sempre stato incontenibile, il pericolo che possa essere rallentato, se non perfino bloccato, esiste. Esiste, ad esempio, in Italia e proprio in uno dei settori decisivi, quello delle telecomunicazione e della new economy. In questo Libro bianco ne vengono analizzate e documentate le ragioni di fondo, a cominciare dalla prima, cioè il difficile e complicato rapporto fra la politica e l'innovazione. Una politica che si è rivelata fragile e che non è stata capace di governare la modernizzazione in un Paese, come tutti gli altri, dove invece guardare la televisione, viaggiare in treno o in metropolitana, tenere accesa la luce di casa o in funzione il frigorifero consumando energia elettrica e, da dieci anni a questa parte, usare il telefonino sono tutti consumi correnti attorno ai quali cresce una società, aumenta la ricchezza, si formano occasioni di lavoro, si aprono vasti campi alla ricerca. Un Paese dove, nello stesso tempo, per una serie di cause tutte riconducibili alla debolezza delle sue classi dirigenti si sta correndo il pericolo di entrare molto male nell'era delle nuove offerte dell'innovazione, sia nei settori della new economy sia in quelli più tradizionali. Ad esempio, dopo la convulsa asta per le licenze, riuscirà a funzionare la nuova generazione dei telefoni cellulari Umts? La Rai, Mediaset e la Radio Vaticana - per citare le maggiori - riusciranno a continuare a trasmettere, condizionati naturalmente da norme di sicurezza internazionalmente riconosciute, come quelle proposte dall'Organizzazione mondiale della sanità, e non da divieti fissati da autorità che non dovrebbero aver competenza in materia, come i Comuni? E le ferrovie riusciranno a completare la loro modernizzazione?
L'Italia è l'unico grande paese industrializzato in cui proprio per la fragilità della politica e per le pesanti conseguenze che ne derivano - cioè il grande male dell'ultimo decennio - si è stentato e si stenta ancora a dare una risposta chiara e certa alla necessità di fissare norme precise e univoche per quello che riguarda i limiti entro cui contenere le emissioni elettromagnetiche. E quando si parla di fragilità della politica si parla di una incertezza del legislatore, per cui alla fine c'è un eccesso di norme di ogni tipo, spesso in contrasto tra loro sui più diversi piani, da quello nazionale a quello regionale, a quello comunale, sanitario e così via. Oppure si parla dell'occasionalità delle scelte degli amministratori o di una loro subalternità a umori e a reazioni di pezzi di opinione pubblica per cui spesso succede che ciò che è consentito in Liguria e in Lombardia non lo è in Calabria e in Abruzzo o viceversa. Oppure, sempre quando si parla di fragilità della politica, si parla anche di una funzione di supplenza che un altro potere, quello giudiziario, sta svolgendo qua e là per l'Italia, ora con interventi mirati, ora con interventi a pioggia che rischiano a loro volta di creare una situazione di paralisi.
Ma, soprattutto, quando si parla di fragilità della politica si intende un'abdicazione della rappresentanza rispetto a compiti di governo, in questo caso rispetto al dovere di trovare un equilibrio tra la tutela della salute dei cittadini dal pericolo costituito dall'eccesso delle emissioni elettromagnetiche da una parte e, dall'altra parte, non solo il corretto funzionamento di servizi essenziali nel settore delle comunicazioni, ma anche la garanzia del loro sviluppo.
La politica, così come si configura oggi in Italia, non si mostra all'altezza di affrontare i problemi che si pongono in settori decisivi dell'innovazione. Si tratta di problemi difficili da gestire anche in Paesi dove il potere esecutivo è più forte, dove quello legislativo è più stabile e coeso o dove l'articolazione dello Stato è meglio precisata. Si tratta di problemi resi ancora più complicati dalla globalizzazione che tende a rendere sempre più piccola la politica e sempre più labili le leggi. Ma, certamente, il caso italiano appare in questo momento come un caso limite. I partiti - o meglio quello che resta di loro - sfuggono alla funzione che per tanti decenni hanno avuto di essere momento di mediazione tra società e istituzioni. Gli eletti spesso preferiscono inseguire cattivi umori e paure dell'opinione pubblica, illudendosi di accrescere i loro consensi e rinunciando a un ruolo di governo. Nel vuoto crescente del richiamo a responsabilità comuni e a progetti di vasto respiro tendono a imporsi rivendicazioni locali, frutto ora di paure millenaristiche ora di visioni schematiche dell'ambientalismo ora di banali scontri di potere. Lo stesso ambientalismo è diventato nel migliore dei casi una bandiera di tutti e, nel peggiore, un grimaldello per esplosioni di populismo e di radicalità senza sbocchi. La difficoltà di fissare norme certe nasce dall'incapacità della politica di trovare un punto di equilibrio tra la crescente domanda di consumi sempre più sofisticati e l'esigenza di convincere l'opinione pubblica ad aver fiducia nelle norme che riguardano la sicurezza della salute.
Nelle pagine che seguono, questo Libro bianco si propone di mettere in evidenza i punti chiave del problema e i pericoli che si stanno correndo. Offre riflessioni e analisi molto qualificate, tra le più qualificate in Italia e nel mondo. Si prendono sul serio le paure diffuse nella pubblica opinione. Si studiano gli effetti negativi che questa incertezza può produrre sulla grande partita economica e finanziaria della «civiltà dell'accesso». Si documentano anche le valutazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità e le sue raccomandazioni. Si racconta infine cosa si sta facendo nel resto d'Europa e del mondo.
Il panorama che viene fuori è chiaro. Non si tratta di rinunciare alla sicurezza dei cittadini in cambio di uno sviluppo senza regole. Il dilemma non è questo. È un altro: si tratta di fissare delle norme certe e valide per tutti, per quello che riguarda la soglia di pericolo dell'inquinamento elettromagnetico, e di attenervisi. Altrimenti il rischio è che l'Italia esca fortemente penalizzata da questa fase di sviluppo che riguarda l'Europa e gli altri Paesi più sviluppati. Si pensi in primo luogo alle occasioni offerte dall'Umts, per quello che riguarda la telefonia mobile, e all'alta velocità per quello che riguarda le ferrovie. Si pensi quindi allo scenario di questo sviluppo nel quadro della new economy, a cominciare dagli investimenti, dai posti di lavoro che si aprono e dal ruolo che le imprese italiane possono svolgere in un settore decisivo del mercato globale. Il perdurare di una situazione di disordine e di caos legislativo per quello che riguarda le norme sull'inquinamento elettromagnetico - norme che oltretutto sono tra le più rigide al mondo - provocherebbe un progressivo degrado del sistema complessivo delle comunicazioni in Italia. Emerge da questo Libro bianco l'esigenza richiesta di uscire al più presto dallo stallo, tra l'altro in una fase come questa di riassetto dei poteri statali tra centro, Comuni e Regioni. Il rischio è che si ripeta il disastro degli anni Settanta, quando nel nome dell'idea di austerità, l'Italia rinviò il suo ingresso nell'era della televisione a colori, restò un'isola in bianco e nero e la sua industria del settore precipitò in una crisi talmente profonda che la privò di ogni competitività e la avviò al declino.
La politica e le istituzioni sono in grado di dare delle risposte certe a queste preoccupazioni e a queste domande? A scegliere la promozione dello sviluppo e il governo dell'innovazione rispetto all'inseguimento del populismo e della frammentazione? Le risposte a queste domande saranno soprattutto leggibili nei fatti. La fondazione liberal darà il suo contributo attraverso l'Osservatorio permanente sul rapporto tra politica e innovazione che ha istituito e che si propone di essere un punto di incontro per sostenere il governo di una zona decisiva della new economy.
Renzo Foa